Dino Meneghin: Questa onorificenza è importante come il mio ingresso nella Hall of Fame

Stasera Milano ritirerà la maglia n.11 di Dino Meneghin

Dino Meneghin parla con la Tribuna di Treviso prima della cerimonia di stasera, quando l’Olimpia Milano ritirerà la sua maglia N.11.

Sulla scelta della partita con il Maccabi: “Sono molto legato al Maccabi, contro di loro vinsi il mio primo trofeo europeo, la Coppa Coppe 1967, in maglia Ignis Varese. E ho ancora tanti amici del Maccabi, come Miky Berkowitz. Quando ne celebrarono il ritiro mi invitarono con un gruppo di vecchie glorie: mi lasciarono entrare in campo per ultimo e ricevetti un’ovazione pazzesca, la porto nel cuore”.

Se si sente un monumento: “No, per favore, sui monumenti gli uccelli ci fanno i loro bisogni. Ho soltanto fatto sempre la cosa che più mi piaceva. Ma questa onorificenza è importante come il mio ingresso nella Hall of Fame”

Su quando si sbloccò il rapporto con i tifosi: “Al mio primo anno a Milano vincemmo subito lo scudetto, contro Pesaro, e lì finalmente mi sentii accettato da tutti. All’Olimpia negli anni trovai grandi campioni come D’Antoni, Gianelli, Premier, con cui legai fuori dal campo
come a Varese era successo con Bisson, Zanatta, Morse”

Sul basket moderno: “Troppo pick and roll e tiro da 3, poi non mi piace quando il play ferma troppo la palla come fa James Harden. A miei tempi c’era più varietà anche se il gioco “L” di Milano, con me e D’Antoni, era simile al pick and roll. Però si faceva anche tanto altro”

Sull’età e sul futuro: “Se il buon Dio mi mantiene in buona salute ho ancora cose da fare. C’è un progetto internazionale, non voglio anticipare nulla, ma sempre nel basket che resterà per sempre la mia vita”.

Commenta