Dino Meneghin: Il ricordo più bello il primo scudetto con l’Olimpia Milano

Dino Meneghin: Il ricordo più bello il primo scudetto con l’Olimpia Milano

Le parole della leggenda nel giorno del ritiro della sua maglia in Olimpia Milano: Ora mi fa impazzire Scola

La diretta testuale della conferenza stampa di Dino Meneghin al Mediolanum Forum d’Assago.

Christos Stavropoulos: «Non è un premio, ma un onore. Dino Meneghin è una leggenda».

Dino Meneghin: «Non mi abituerò mai agli elogi ricevuti, in questi giorni mi sto montando la testa. Ho un onore riservato a pochi. Spero che altri giocatori che hanno fatto la storia di questo club possano avere questo riconoscimento. E’ un premio alla fatica fatta con compagni, allenatori, presidenti, giornalisti e tifosi. Devo a Dan Peterson il fatto di essere qui, ha creduto in me a 30 anni quando in tanti arricciavano il naso».

SUL MOMENTO TOP IN BIANCOROSSO

«Il primo scudetto vinto. Ebbi subito un infortunio, per molti ero finito, un pacco. Un primo periodo duro, vissuto con il preparatore Trachelio, ma quando tornai in campo e vincemmo mi sentii parte di questo mondo. Ricordo, la sconfitta di 45 punti a Pesaro che vidi in tv con mio padre. Lui mi disse “vincerete lo scudetto”. Gli davo del pazzo, ebbe ragione».

SUI MOMENTI PRIVATI

«Mi è arrivato un messaggio vocale dalle mie nipoti che mi cantavano “We are the Champions”. Divertente e tenero».

SU POTENZIALI EREDI

«Appartengo al secolo scorso. Ora ci sono giocatori diversi. Spero che in giro ci siano giocatori alti, grossi, e con la passione di fare qualcosa di positivo. Non dico vincere, ma fare qualcosa per sè, i tifosi e i compagni. Ci sono giocatori che mi piacciono, ma sono totalmente diversi. Mi piace Luis Scola, mi fa impazzire, è da filmare per i giovani di oggi».

SUGLI AVVERSARI

«Il più ostico Tkacenko, il più forte Cosic. Quello preferito? Il più debole ovviamente».

I RICORDI

«La finale in cui ho dato tutto è la finale con il Maccabi. Avevo problemi fisici, mancò solo quell’ultimo canestro».

SUL PERCHE’ NON SCHIACCIASSE MAI

«Mi faceva male il polso. In carriera lo avrò fatto due volte: una con la Nazionale Militare. Non lo facevo neanche in allenamento. Non c’era alcuna dietrologia tecnica. Anche se ai tempi i coach ti rimproveravano anche quando passavi la palla da dietro la schiena».

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