Corner Stats: i migliori Impact dei playoff NBA

Corner Stats: i migliori Impact dei playoff NBA

Analizziamo qualche Impact dei playoff NBA.

Bentornati su Corner Stats! Visto che settimana scorsa il mio articolo settimanale è saltato, in questa ve ne beccate addirittura due. Cominciamo dunque osservando i migliori Impact dei playoff NBA.

Gli Impact non sono altro che le statistiche di squadra calcolate in base alla presenza o meno di un giocatore: eseguendo la differenza dei valori ottenuti, è possibile quantificare una stima dell’impatto che il giocatore in esame ha su un determinato aspetto di gioco. Queste statistiche sono quindi molto utili per capire quanto il giocatore incida (in bene o in male) sulle prestazioni di squadra. Chiaramente, nella valutazione dell’impatto è importante considerare la permanenza in campo: in base ai minuti giocati e non, si può capire se i numeri che si hanno davanti sono considerabili attendibili o meno.

Ho quindi preso in considerazione tutti i giocatori che hanno disputato i playoff con almeno 50 minuti di permanenza totali sul campo di gioco. Cominciamo con l’osservare l’impatto sui rating di squadra:

I quattro quadranti sono creati intersecando le medie di tutti i valori intersecati, ma chiaramente un impatto offensivo è considerato positivo se maggiore di zero, mentre l’impatto difensivo è considerato buono se minore di zero. Ho evidenziato con l’ausilio delle loro foto i migliori in questa speciale categoria.

Paul George è primo per differenza ON – OFF di Net Rating con un pazzesco +42: come si nota, con lui in campo sia l’attacco che la difesa di OKC miglioravano notevolmente (+33 di Offensive Rating, -9 di Defensive Rating). C’è da dire però che la stella dei Thunders ha giocato solo 5 partite, un campione modesto.

Lo stesso non si può dire di Joel Embiid: per lui, in undici partite giocate, l’impatto sul Net Rating è +40. Surreale quanto il gioco di Phila venga influenzato dal centro camerunense. E se per George il valore più incisivo era l’attacco, per Embiid è la difesa.
I suoi impact offensivi e difensivi sono infatti +14 e -26: Joel è infatti un elemento fondamentale per l’attacco dei 76ers, ma è bene ricordarsi che è anche uno dei migliori rim protector della Lega e quel -26 è emblematico di tale fatto.

A cosa è dovuto questo valore così elevato? Alla presenza del centro nei pressi del ferro: con lui in campo i tiri stoppati da Phila passano dal 7% al 13% e, ancora più pazzesco, la FG% al ferro scende dal 82% al 57%!

I Raptors hanno cercato in tutti i modi di costringere Joel ad allontanarsi dal ferro: le marcature più comuni di Joel contro Toronto sono state Siakam e Gasol, che infatti rimanevano molto in prossimità della linea da 3 punti. Questo fatto è evidenziabile con la shots selection di Marc Gasol: quando Embiid era in campo o meno, il rate di triple tentate dal giocatore spagnolo passava dal 44% al 38%.
Joel tendenzialmente però lasciava completamente da soli i due giocatori quando essi si trovano oltre l’arco, mentre effettua close-out in situazioni di corner 3, battezzando quindi la capacità di tiro dei due lunghi avversari solo dalle distanze maggiori del tiro pesante; questo ovviamente per limitare le sue uscite dall’area, sguarnendo quindi il suo canestro di un temibile ostacolo per l’attacco dei Raptors. Embiid è stato a conti fatti un tassello fondamentale per le sorti di Phila e il grafico e i numeri mostrati non possono che confermare tale fatto.

Scendendo al settimo posto di questa classifica, troviamo invece Draymond Green: il suo modo di giocare e vivere le partite lo rendono inviso a tantissimi tifosi, ma è oggettivamente impossibile non ammettere che lui e Iguodala sino due delle chiavi di volta di questi Golden State versione playoff. Entrambi non hanno praticamente mai steccato una partita e contribuiscono sia in fase offensiva che difensiva. Focalizzandoci su Green, i rating di squadra migliorano di 18 punti per la parte offensiva e di 7 punti per la parte difensiva (per un totale di +25). Green sfrutta le poche attenzioni delle difese avversarie (dato che sono maggiormente concentrate sui vari Curry, Thompson, Durant) per creare situazioni di attacco in soprannumero. Le sue alzate per Iguodala o Looney nel corso della serie contro i Rockets sono decisamente tante: Golden State ha sfruttato Green come sboccante, consci del fatto che il suo difensore si sarebbe interessato di più a Curry. Tale situazione chiaramente generava una situazione di 2 vs 1 quando la palla arrivava a Draymond, che si ritrovava in un quarto di campo con un suo compagno posizionato nell’angolo e un solo difensore a contrastarli. Tutto ciò ha portato l’Assist Percentage dei Warriors ad aumentare del 7,5% quando Draymond è in campo.

Per quanto riguarda il lato difensivo, Green è un lettore sopraffino: effettua gli aiuti difensivi con perfetto tempismo e in situazioni di PNR Kerr può anche permettersi di cambiare marcatura, dato che Draymond ha la capacità di rimanere con il piccolo avversario. Oltretutto è costante nell’andare a rimbalzo difensivo (con lui in campo il DR% sale del 7%).

Green è dunque uno dei segreti (ormai non più così segreti) dei Warriors: può essere che osservando le statistiche più classifiche la sua importanza si valuti di relativa importanza, ma in realtà la sua utilità è alla pari delle stelle di Kerr.

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