Come mai Seattle ha costruito stadi tranne quello che sarebbe servito a non perdere i Sonics

Come mai Seattle ha costruito stadi tranne quello che sarebbe servito a non perdere i Sonics

La traduzione della terza parte della storia dei Sonics

Dal 2006, Seattle è stata all’interno dello stesso ciclo con le sue franchigie sportive – i loro stadi diventavano obsoleti e i proprietari minacciavano di abbandonare Seattle. I primi – i Seattle Pilots della MLB – andarono veramente via, dopo una sola stagione. Divennero i Brewers e Seattle dovette aspettare altri sette anni prima che arrivassero i Mariners, nel 1977. E negli anni Novanta, i Mariners volevano un nuovo stadio per rimpiazzare la loro casa, il Kingdome. E minacciarono di andarsene.

Questo è il momento in cui l’attivista di Seattle Chris Van Dyk irruppe sulla scena. Ad una raccolta fondi politica Chris incontrò Gary Locke, poi county executive a Washington.

“Lo colpii sul petto con il mio dito e gli dissi ‘Fallo. Fallo e farò in modo che sia la cittadinanza a decidere… quindi è meglio che sia tu a porlo come voto.’Fece un passo indietro e disse, ‘OK, lo faremo.’E io gli risposi ‘Bene, perché ho intenzione di sconfiggerti. Quello che volete fare è sbagliato.”

Quindi questo è quello che fecero. Un voto per una tassa che avrebbe finanziato il nuovo stadio per i Mariners fu rifiutato nel Settembre del 1995. In quel momento i Mariners andavano bene. Fecero una serie di vittorie pazzesca nell’ultimo mese della stagione. Vinsero l’AL West, raggiungendo per la prima volta i playoff.

Quell’energia non li fece arrivare alle World Series, ma riuscì a portare abbastanza pubblico ad influenzare il King County Council a chiamare un consiglio straordinario. In quel consiglio, approvarono il finanziamento per un nuovo stadio.

Esattamente, la proposta che era stata rigettata a settembre da Chris Van Dyk e la cittadinanza di Seattle, fu approvata giusto qualche settimana dopo. I Mariners sarebbero rimasti e i cittadini avrebbero pagato perché ciò che avvenne dopo.

“Avevano schiacciato l’opinione pubblica fino al punto che anch’io li tifavo,” afferma Van Dyk.

Persino lui, l’uomo che aveva cominciato a costruire il suo attivismo attorno al combattere contro queste squadre. Quindi si, era evidente a cosa si sarebbe giunti: avrebbero costruito un nuovo stadio da baseball. E il governo locale si impegnò a contribuire con $275 milioni.

Il nuovo stadio dei Mariners, che era originalmente chiamato Safeco Field e adesso invece T-Mobile Park, venne inaugurato nel 1999. È bellissimo.

Ma c’era un’altra squadra che giocava al Kingdome in quel periodo: la squadra di football di Seattle, i Seahawks. E quell’arena non funzionava perfettamente nemmeno per loro. Quindi nello stesso momento in qui i Mariners ottenevano finanziamenti per il loro stadio, i Seahawks stavano cercando di ottenere uno stadio di proprietà.

Il proprietario dei Seahawks in quel momento era un imprenditore edile. Un certo Ken Behring. E non indovinerete mai cosa fece. Minacciò di trasferire la squadra.

Alla fine decise di venderla a Paul Allen, cofondatore di Microsoft ed uno dei pochi miliardari di quell’area. E Chris Van Dyk, che a questo punto stava creando la sua reputazione opponendosi ai vari proprietari delle franchigie della città? In realtà apprezzava molto Paul Allen.

“Non potresti volere un miliardario migliore,” afferma Van Dyk. “Non riusciresti a chiedere un miglior proprietario che chieda soldi pubblici per un nuovo stadio di football quando ne ha i uno perfetto.”

Quello era il punto. Per quanto Allen fosse un’ottima persona, voleva quello che tutti i proprietari di squadre professionistiche vogliono: soldi dal governo come finanziamento per costruire i loro stadi.

Van Dyk e il suo gruppo si opposero perché, ancora una volta, al ballottaggio del 1997 venne introdotta una nuova misura, da cui il governo avrebbe ricavato i soldi per finanziare le nuove arene. Tasse su hotel, nuove lotterie e altre piccole misure che avrebbero aggiunto fino a $300 milioni.

“Paul Allen e il suo entourage spesero $11 milioni,” afferma Van Dyk. “Il nostro gruppo invece spese circa mezzo milione e vinsero solo di 30000 voti.”

Van Dyk stava lottando. Ma non era abbastanza.

“Ci venne quindi detto che se riuscivano a batterci ai seggi allora avremmo dovuto togliere le tende e andare via. E fu esattamente quello che facemmo.

Andarono via. Non c’era più niente per cui lottare. I Seahawks e i Mariners ottennero entrambi ciò che volevano: stadi completamente nuovi.

E più o meno nello stesso momento, i Sonics ottennero l’accordo di cui abbiamo parlato nel primo episodio. Quello che trasformò il Coliseum nella KeyArena. Venne aggiustato il tetto, che perdeva, e vennero aggiunti qualche migliaio di posti a sedere. E questi miglioramenti non vennero finanziati con denaro pubblico. Lo fecero nel ’95, quando i Sonics erano una delle migliori franchigie nella lega – una sorta di fenomeno anticonformista cestistico.

Un paio di anni dopo, Barry Ackerley vendette la squadra a Schultz, che fece andar via Gary Payton, riportando i Sonics con i piedi per terra. E tutto d’un tratto, nel 2004, la KeyArena impallidì in confronto alle nuove arene in giro per la lega. Ma non perché fosse un posto spiacevole in cui assistere ad una partita.

“Per me la KeyArena era un ottimo posto come altri, la prima volta che arrivai nel 1997,” dice Howard Beck, uno scrittore NBA che adesso lavora per Bleacher Report. “Negli anni successivi però la lega ha assistito ad uno sviluppo delle arene da quando venne costruito lo Staples Center a Los Angeles e spuntarono nuove arene a Miami e a Dallas. La lega ha avuto un boom nella costruzione di arene durante gli anni duemila.”

Queste nuove arene vennero costruite per una ragione: soldi. Parliamo di suite di lusso e sponsor. Parliamo di ospitare concerti ed altri grandi eventi.

“Quindi ci fu una cascata di queste arene con nomi di sponsor con suite di lusso e servizi moderni e migliori agevolazioni e concorsi più grandi ed in pratica nuovi modi per gli operatori per aumentare i ricavi,” afferma Beck. “E questo significa che c’erano altre arene che semplicemente rimanevano indietro.”

Luoghi come la Key Arena finirono come case diroccate in un isolato pieno di case sponsorizzate.

Wally Walker –ex giocatore e general manager dei Sonics – afferma che nella squadra che nel 1995-96 perse contro i Bulls di Michael Jordan alle Finals aveva un monte stipendi poco sotto i $26 milioni. Ma guadagnarono $30 milioni dalla vendita di biglietti. E questo era ben prima dei giganti accordi televisivi; le squadre si affidavano alla vendita biglietti per coprire la maggior parte del monte stipendi. I Sonics erano in attivo. Fino a quel momento.

“Andiamo avanti di cinque anni,” spiega Walker. “Perché vendevamo tutti i biglietti ad ogni partita e il ricavo dalla vendita di biglietti, nonostante i prezzi si fossero leggermente alzati, era più o meno lo stesso, forse leggermente più alto. E il nostro monte stipendi era il doppio di quello di prima ed eravamo solo nella media NBA. Avevamo un monte stipendi da $50 milioni ma competevamo contro Portland, che aveva un monte stipendi da circa $100 milioni.”

Tutto d’un tratto, non riuscirono più a tenere il passo.

“Nessuno riuscì a prevederlo,” afferma Walker. “Nessuno nella lega riuscì a constatare questo cambio repentino.”

Quindi Walker, l’ex vicepresidente esecutivo dei Sonics Terry McLaughlin, l’ex sindaco Greg Nickels, e pochi altri idearono un piano: Volevano rinnovare nuovamente la KeyArena. Volevano raddoppiare la superficie e aggiungere suite di lusso. Il piano prevedeva che la maggior parte del contributo sarebbe provenuto dai forestieri, attraverso le tasse sugli hotel.

Sembrava un piano discreto, ma c’era un problema.

“Howard Schultz, nel 2003 o 2004 cominciò a far capire di volere una nuova arena,” dichiara Chris Daniels, un reporter di King 5 TV a Seattle. “Bene, quell’arena non aveva nemmeno dieci anni.”

“Avevano già costruito un nuovo stadio da baseball ed uno da football e i cittadini avevano raggiunto il limite. Il clima politico in città era: ‘Basta’. C’erano state tre richieste nel giro di un decennio.”

Walker se ne accorse.

“Avevamo addirittura un termine per ciò,” afferma. “Sports facility fatigue (La stanchezza delle arene sportive). Ovviamente i cittadini ricordavano, ‘Hey, la Key Arena non è stata ristrutturata da poco? A me piace guardare lì le partite.’E avevano ragione! Quella fu una delle battaglie più difficili in termini di percezione, perché era un posto divertente in cui guardare una partita. Noi pensavamo, ‘Siamo d’accordo! Ma la realtà è che non è economicamente sostenibile.”

Quindi nel Febbraio del 2006, Howard Schultz andò ad Olympia, la capitale, a circa un’ora a sud-est di Seattle. E portò aiuto: il commissioner NBA David Stern.

C’era il miliardario magnate del caffè, l’uomo che è diventato un’icona nel mondo del business, e poi c’era Stern, l’uomo che ha costruito la moderna NBA. Quindi quando si trovarono ad Olympia, erano una coppia con molto potere. E si diressero al Campidoglio perché volevano fondi. In particolare volevano $200 milioni, per finanziare la nuova arena. E dovunque Stern vada, tipicamente ottiene ciò che vuole.

“Non sono mai stato in una stanza con David Stern quando qualcun altro nella stanza fosse più intelligente o meglio preparato,” afferma la scrittrice NBA Jackie MacMullan. “È molto intimidatorio. Non oseresti mai osteggiarlo, perché ha tutte le risposte.”

E adesso Stern e Schultz stanno camminando, per un giorno, nella politica dello stato di Washington, per testimoniare alla Camera.

Traduzione a cura di Alessandro Carrata​

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Fonte: The Ringer.

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