Come l’ex-arbitro Donaghy cospirava per truccare le partite NBA (Parte 3)

Come l’ex-arbitro Donaghy cospirava per truccare le partite NBA (Parte 3)

La traduzione dell'inchiesta di Scott Eden e ESPN sullo scandalo NBA del 2007

 

(Link alla Prima Parte)

(Link Alla Seconda Parte)

 

ATTO V: Le Cose Nascoste…

Una mattina di inizio di luglio 2007, Ronnie Nunn dormiva in una stanza d’albergo a Las Vegas quando il ronzio del suo cellulare lo svegliò. Nunn, che allora era il direttore degli arbitri NBA, si trovava nella città dei casinò per le partite dell’annuale Summer League, dove vengono valutati i candidati tra gli arbitri delle minors che aspirano a essere promossi al piano di sopra. Ancora stordito dal sonno, Nunn poteva sentire la voce del suo capo, Joel Litvin, che faceva domande su Tim Donaghy. Il tono di Litvin era serio. Nunn aveva sentito qualcosa sulle dimissioni di Donaghy? Aveva sentito parlare dei “problemi” del gioco d’azzardo di Donaghy e, se sì, come aveva agito? Nunn, ormai sveglio, rispose “no” a tutte le domande. Litvin lo mise a corrente di tutti i lati peggiori della faccenda, gli disse che c’era un’indagine in corso e lo istruiva a non dire niente a nessuno. Poi riagganciò.

 

Poche settimane più tardi, quattro giorni dopo la pubblicazione dell’articolo del Post, David Stern tenne la sua prima conferenza stampa. Il suo messaggio era chiaro: Donaghy era un delinquente e aveva agito da solo. Era stato un episodio di gioco d’azzardo, sì, ma quasi sicuramente non c’erano state partite truccate. “Anzi” ha assicurato Stern ai media, “per le sue prestazioni in campo, è ai primi posti nelle classifiche di precisione e rendimento”.

La conclusione di Stern secondo cui Donaghy non ha truccato le partite sarebbe stata convalidata dall’indagine dei federali. Donaghy, nell’agosto del 2007, e Martino, nell’aprile del 2008, si sarebbero dichiarati colpevoli di due accuse: cospirazione a scopo di frode e cospirazione a scopo di trasmissione di informazioni sul gioco d’azzardo. Battista avrebbe invece fatto un accordo, dichiarandosi colpevole nell’aprile 2008 solo per l’accusa di trasmissione di informazioni sul gioco d’azzardo. Martino avrebbe dunque ricevuto da scontare 1 anno nel carcere federale, Donaghy e Battista 15 mesi ciascuno. Ma mentre Donaghy, nel suo accordo per il patteggiamento, avrebbe ammesso di aver scommesso sulle proprie gare, non ha invece mai dichiarato di aver falsato i risultati.

 

Più o meno nello stesso periodo della conferenza stampa di Stern, l’NBA commissionò anche un’indagine parallela diretta da Larry Pedowitz, socio dell’élite studio legale newyorkese Wachtell, Lipton, Rosen & Katz. Con un team di quattro giovani avvocati, Pedowitz ha impiegato poco più di un anno per condurre la ricerca e redigere i risultati in un rapporto di 133 pagine. (Pedowitz, che si è ormai ritirato, non ha risposto alle richieste di commento e David Anders, un avvocato che ha aiutato Pedowitz a condurre le indagini, ha anch’egli rifiutato di commentare).

Il suo compito era quello di indagare sulla corruzione all’interno di tutto il programma arbitrale NBA, ma aveva anche un incarico più specifico: scoprire se Donaghy avesse effettivamente truccato i risultati. E, se fosse stato accertato, quale era il suo metodo?

 

Per rispondere a queste domande, Pedowitz ha formato un gruppo di dipendenti della nba del reparto ‘basketball operations’per guardare le partite di Donaghy della stagione 2006-07, ma il rapporto che ne è conseguito non ha ben spiegato il numero delle partite effettivamente. L ‘FBI aveva scoperto che Donaghy aveva scommesso su 40 gare assieme a Concannon durante le tre stagioni tra il 2004 e il 2006. Sulla base delle informazioni fornite da Tommy Martino c’erano motivi per sospettare che Donaghy avesse ricevuto soldi per la stragrande maggioranza delle sue partite durante la fatidica stagione 06-07, dall’inizio fino all’11 aprile – 65 partite in tutto. Tuttavia, il numero di gare recensite dal gruppo di dipendenti nba di Pedowitz era solo di 17.

 

In questo, Pedowitz seguì la direzione delle indagini federali, che avevano analizzato i video delle partite di Donaghy – reclutando Nunn in persona per esaminarne 8 – basandosi sull’ammissione di Donaghy di aver scommesso solo su 16 sue partite nell’ultima stagione della sua carriera (I federali non hanno mai reso noto di quali 16 partite si trattasse, quindi il team di Pedowitz ha dovuto dedurlo dagli incartamenti del tribunale e dalle richieste dell’FBI alla nba per i filmati, e hanno stimato il totale in 17).

 

Gli impiegati nba hanno esaminato ogni giocata e determinato se, a loro giudizio, il fischio –o il non-fischio- di Donaghy fosse giusto o meno. Secondo il loro report, solo una partita delle 17 ha dato adito a dei sospetti di ‘aggiustamento’: Pistons-Nets del 16 dicembre 2006 in favore di Detroit. In quella partita, la seconda dopo il ‘matrimonio’con Battista, Donaghy ha fischiato 5 falli consecutivi contro New Jersey nell’ultimo periodo quando la distanza tra le squadre non era ancora sicura per il risultato. Solo 1 su 17, quindi, non era sufficiente per accusare l’arbitro di nulla.

Alla fine dunque, riguardo il dubbio se Donaghy abbia o meno truccato le partite, Pedowitz arrivò alle stesse conclusioni del tribunale che non lo ha mai dichiarato colpevole di tale crimine. “In base alle informazioni in nostro possesso e alle nostre verifiche non siamo in grado di contraddire la sentenza”.

 

Di contro, Scala -l’agente dell’FBI che ha seguito il caso- ha dei dubbi. “Donaghy dice di non aver mai falsato una partita ma sapete una cosa? Non ci ha mai convinto fino in fondo”. Il suo parere è che gli accordi di Donaghy con Concannon e Battista hanno irrimediabilmente “contaminato” la sua capacità di arbitrare, anche solo inconsciamente (questa idea è stata persino inserita nel rapporto di Pedowitz stesso). Scala ricorda di aver girato attorno alla questione con Donaghy. “Gli ho detto, ‘Ascolta, non dirmi chela tua mente è una specie di computer che ti permette di prendere decisioni imparziali perchè io non me la bevo. Che mi dici di tuti quelle situazioni in bilico in cui hai dovuto prendere una decisione, Tim? No perché stavi scommettendo sulle gare e la tua capacità di giudizio non poteva non esserne compromessa, hai falsato le partite”.

Eppure, nel racconto di Scala, l’FBI alla fine dovette passare oltre. A meno di una confessione vera e propria, come poteva dimostrare che Donaghy aveva falsato i risultati? E poi cosa si poteva ottenere di più? La sua carriera era stata rovinata e la sua vita nel caos. Avrebbero chiuso una fonte di profitto dei Gambino. Erano una squadra anticrimine che si occupava di omicidi e disordini, dovevano tornare a fare il loro lavoro. L’indagine dei federali, sul caso, finiva lì.

 

Non era solo Donaghy a cercare di convincere l’FBI di non aver truccato le partite, lo ha fatto anche l’NBA. Ogni volta che gli agenti di Scala intervistavano i dirigenti nba sul caso, sentivano un ritornello: “Ci dicevano ‘non puoi truccare una partita nell’NBA. È impossibile’ “dice Scala. Ci sono troppi osservatori: supervisori degli arbitri, allenatori, giocatori, proprietari, media, fan – se si fosse visto qualcosa di sospetto, sosteneva l’NBA, sarebbe venuto a galla in un attimo”. Ma come ha detto Scala, “Quando qualcuno ti dice che qualcosa è impossibile, sai di aver appena sentito una str**zata perché nulla è impossibile, ma quello era il motto dell’azienda”.

In parole povere, il caso Donaghy ha mostrato che per un gruppo di scommettitori, indirizzare una partita è più facile di quanto qualsiasi Lega abbia lo stomaco di ammettere. Le teorie del complotto su arbitri corrotti hanno perseguitato la Lega per decenni. Per questo motivo, la nba è particolarmente cauta su qualsiasi campanello di allarme riguardante la questione. E anche se questo li rende degli strani ‘compagni di letto’, le smentite di Donaghy ai tempi erano, alla fine, un regalo.

 

Dopo Donaghy, la nba ha messo a punto una serie di nuove misure progettate per rilevare eventuali nuovi sistemi di truffa. Questi Includono un sistema informatizzato potenziato per monitorare le cattive chiamate arbitrali, un controllo approfondito delle fluttuazioni delle scommesse che potrebbero rivelare scommesse sospette, l’assunzione di personale con esperienza nell’applicazione della legge, sicurezza e analisi dei dati; e persino rapporti con informatori (tipsters) nel settore del gioco d’azzardo sportivo che potrebbero trasmettere le notizie di possibili truffe.

Ma al momento in cui scoppiò lo scandalo, l’NBA chiuse i ranghi. Lamell McMorris è stato il principale negoziatore per l’associazione degli arbitri nella loro contrattazione collettiva con la Lega. “David Stern ed io non avevamo mai interagito molto, e quando lo abbiamo fatto non è stato positivo” dice McMorris. “ma Donaghy ha cambiato il nostro rapporto di lavoro: o si affondava o si nuotava insieme, per il bene di tutti”.

 

Quando l’FBI ha iniziato a interrogare i colleghi di Donaghy, gli agenti hanno finito per parlare con una decina di loro. Secondo i loro fascicoli investigativi, ottenuti grazie a una richiesta tramite FOIA (Freedom Of Information Act – ndr), alcuni arbitri dovevano essere sottoposti a citazioni prima di poter parlare con i federali. Gli appunti presi dagli agenti durante queste interviste hanno una somiglianza simile a un mantra: “ricorda di essere rimasto ‘sorpreso’dopo aver saputo di Donaghy, non ha discusso la questione con altri arbitri” … “ha descritto la sua reazione iniziale come ‘sorpresa e shock’e ha dichiarato che non ha discusso la questione con altri arbitri “…” ha descritto Donaghy come un arbitro molto scrupoloso con poche chiamate sbagliate “…” non ha sentito altri arbitri discutere di TD … pensava che fosse un bravo arbitro”.

 

Perfino oggi continua a resistere quello che allora sembrava un bavaglio autoimposto a proposito di Donaghy, anche tra quegli ufficiali di gara che non lavorano più nel campionato. Discutere oggi di Donaghy con più di una dozzina di loro ci ha comunque fatto percepire che il loro silenzio ha a che fare con l’odio che provano per lui. Nessuno di loro dice più che Donaghy “era un bravo arbitro”.

 

“Non ho toccato l’argomento 10 anni fa, e non lo tocco di certo ora … Non provate nemmeno a cercare dichiarazioni da me perché io non vi dirò nulla” … “Mi rifiuto di commentare, mi rifiuto di parlare di lui.” … “Nessuno vuole parlarne o, peggio, metterlo sotto i riflettori, è una cosa spregevole”. … “Penso che sia stato scritto abbastanza su Tim Donaghy.”

 

Non tutti gli arbitri in pensione comunque sono reticenti. C’è, per esempio, Ed T. Rush, ex direttore degli arbitri NBA, nativo di Philadelphia e, per 32 anni a partire dal 1966, arbitro al più alto livello. Quando Donaghy si trovava ancora nelle minors nei primi anni ’90, Rush si era assunto il compito fare da mentore a questo giovane di Philadelphia. Il legame tra gli arbitri di Philly è profondo: “suo padre è un uomo eccezionale” dice Rush, oggi in pensione, “avevamo tutti l’aspettativa che Tim sarebbe diventato davvero davvero bravo, e avrebbe potuto esserlo”.

Dopo lo scandalo, Rush è stato uno dei professionisti chiamati da Pedowitz per riesaminare le partite di Donaghy. Ricorda di aver rivisto circa dieci partite. Alla domanda su cosa avesse visto, ci aspettavamo la solita risposta tipo ‘nulla di fuori ordinanza’, invece ci sorprese: “C’erano molti suoi fischi in quelle partite che non c’entravano con le azioni. Si chiama ‘interpretazione letterale’“.

Nei primi anni 2000, ci ha spiegato Rush, la nba fece una grossa revisione delle linee guida per gli arbitri, un cambiamento che avrebbe naturalmente portato le terne a fischiare un volume maggiore di infrazioni, per lo meno all’inizio. Accadde quando Rush era il direttore, dal 1998 al 2003. “E, come succede ovunque quando apporti dei cambiamenti, all’inizio c’è un eccesso di zelo, poi le persone trovano nuovi equilibri”.

 

Ma Donaghy non ne aveva trovato nessuno, di equilibrio. Rush, da direttore degli arbitri, ne prese nota ma non ci fece troppo caso all’epoca.

Fu solo più tardi, nel 2007, dopo che Donaghy era stato scoperto, che gli appunti riguardanti i cattivi fischi di Donaghy avevano acquisito una connotazione oscura. Riguardando le gare per conto di Pedowitz, Rush notò la stessa propensione a chiamare falli “letteralmente interpretati” in situazioni in cui non erano da chiamare per non andare contro il flusso del gioco. Solo questa volta, Rush osservò questi fischi con sospetto… Solo che, come ha spiegato al telefono, queste erano “tendenze”, non “bandiere rosse”, e la nba e il team di Pedowitz erano interessati solo alle bandiere rosse. “Stavano cercando qualcosa di ovvio, un’infrazione che doveva essere chiamata in un modo e che [Donaghy] chiamava dall’altra parte, questo è quello che cercavano, senza trovarlo”.

 

Alla fine, Rush pensò che non era necessario trasmettere le sue osservazioni al team di Pedowitz. Credeva che le tendenze di fischio erano incarnate nelle statistiche: il volume delle chiamate di Donaghy era evidente, doveva essere ovvio a tutti. E quindi nulla di tutto ciò sarebbe finito nel rapporto finale di Pedowitz.

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ATTO VI: …Possono Essere Scoperte

Cosa significa “truccare una partita”? E come, invece, è possibile scoprirne le prove anni o decenni dopo il fatto? I modi di farlo sono piuttosto semplici: un giocatore può sbagliare di proposito i tiri nel tentativo di abbassare il punteggio per la sua squadra, un arbitro, d’altra parte, può aggiungere punti in modo facile chiamando falli che generano tiri liberi. E se un arbitro volesse colpire una squadra in particolare (coi falli) potrebbe aumentare il punteggio per gli avversari più di quanto lo sarebbe altrimenti.

 

Quindi da dove cominciare? Donaghy ha arbitrato in 40 partite tra il ‘matrimonio’del 12 dicembre 2006 e il 21 marzo 2007, che secondo una fonte è probabilmente l’ultima partita prima che Ruggieri prendesse il controllo dello schema. Abbiamo iniziato ottenendo le quote e le fluttuazioni per quei match e abbiamo potuto determinare su quale squadra bisognasse puntare. Inoltre, grandi balzi di questi valori e tempistiche particolari di questi balzi potevano indicare delle strategie di trading di un sindacato di scommettitori. Nonostante il loro desiderio di tenere tutto segreto, i gruppi specializzati nel gioco d’azzardo spesso lasciano tracce. Attraverso loro, abbiamo dedotto su quale risultato Donaghy aveva scelto di scommettere per Battista.

 

In seguito, abbiamo visto i filmati di tutte e 40 le partite e messo al lavoro dei ricercatori con dei trascorsi da arbitro per esaminarli attentamente, registrando ogni chiamata di Donaghy e degli altri due arbitri in campo (non è stato possibile attribuire con certezza a un arbitro rispetto a un altro il 2,6% di tutti quei fischi, quindi sono stati esclusi dallo studio)

È perfettamente comune che un arbitro chiami più falli contro una squadra rispetto all’altra, ci sarà quasi sempre un certo squilibrio. Ma se esaminiamo questo “scompenso di falli” a fronte dello “scompenso finanziario” scoperto nelle cronologie di betting –su quale squadra c’erano le maggiori puntate-, capiamo che il paragone importante non è tra i fischi di Donaghy e il team che ha poi vinto la partita: è quello tra i fischi e la squadra che faceva girare più soldi.

 

Una volta stabilito tutto questo, abbiamo scoperto che le cattive chiamate di Donaghy favorivano la squadra che riceveva le scommesse più pesanti il ​​70% delle volte; inoltre abbiamo visto che in 10 partite di quelle 40 una squadra stava sconfiggendo l’altra in modo così netto da non mettere in dubbio lo spread. Un arbitro che vuole manipolare i punteggi in queste occasioni ha vita quasi impossibile poiché non ha molto margine per influenzare il risultato (o nemmeno la necessità di farlo, se il punteggio è già a suo favore). E così, dopo aver rimosso anche le vittorie schiaccianti dall’elenco, ciò che alla fine abbiamo trovato è stato questo: Donaghy ha favorito la squadra che ha attirato più dollari in scommesse in 23 di quelle 30 partite, ovvero il 77% delle volte. In quattro partite ha arbitrato in maniera neutrale, 50-50. E il numero di partite in cui Tim Donaghy ha favorito la squadra che ha attirato meno dollari in scommesse? Tre.

 

In altre parole, lo storico di Donaghy a favore della proprie scommesse era 23-3-4.

 

Se uno volesse credere che non esiste correlazione tra le scommesse e le chiamate fatte da un arbitro, numeri del genere sembrerebbero improbabili. E lo sono. Quando sono stati raccolti questi dati, gli statistici di ESPN hanno rilevato che le probabilità che Tim Donaghy abbia fatto “casualmente” le chiamate che hanno prodotto tale squilibrio sono 6,155 a 1.

 

Abbiamo anche trasmesso i nostri dati a Keith Crank, che ha lavorato per 15 anni come direttore del programma di statistica e probabilità presso la National Science Foundation. Per evitare pregiudizi, ha eseguito quello che viene chiamato ‘test di ipotesi’su questi numeri, per produrre un valore P, o probabilità, per le chiamate di Donaghy in ogni partita nella stagione 2006-07. Ha poi fatto lo stesso per gli altri due arbitri della terna in ognuno dei match di Donaghy. Il metodo di Crank aveva una certa eleganza: avrebbe scoperto qualsiasi mossa strana di ogni arbitro nel modo più semplice possibile. Le vittorie con grandi scarti sarebbero state incluse. Non era necessario guardare ai movimenti di denaro.

Crank ha calcolato il valore P per le chiamate di Donaghy dell’intera stagione in questione. Era 0.232: in altre parole, c’era una probabilità del 23,2 % che quei fischi si sarebbero verificate casualmente. Improbabile ma non scandaloso. Crank, però, non si è fermato qui. C’era, dopo tutto, quella “cornice particolare” all’interno della stagione 2006-07: i 40 match tra l’inizio del matrimonio e la fine del coinvolgimento di Battista. Escludendo due chiamate split-foul – ovvero lo stesso fallo chiamato da due arbitri contemporaneamente e poi accreditato ad entrambi –  il valore P per le chiamate di Donaghy in quell’intervallo era 0.041, o 4.1%.

Per gli statistici professionisti, qualsiasi valore P inferiore al 5% costituisce un segnale importante, significa che hai trovato qualcosa. Nel nostro caso, significa che c’è solo una possibilità del 4,1% che un arbitro imparziale avrebbe fatto casualmente le chiamate che Tim Donaghy ha fatto nel corso di questa contorta faccenda.

 

In una dichiarazione a ESPN alla fine di gennaio, l’NBA ha dichiarato: “Per essere chiari, il team di Pedowitz e l’NBA hanno eseguito analisi statistiche e fattuali per determinare se Donaghy abbia o meno manipolato le partite che ha diretto. I nostri sforzi erano concentrati sul capire precisamente cosa avesse fatto e come, in modo da essere preparati al meglio per proteggere l’integrità del nostro sport nei giorni a venire”.

 

La nba non avrebbe condiviso le specifiche di tali analisi statistiche, le descriveva sommariamente. Secondo la Lega, gli studi erano basati su “l’intero periodo durante il quale Donaghy aveva ammesso di scommettere sulle partite”, incluse 194 partite arbitrate dallo stesso Donaghy, e comportavano esami di “accuratezza arbitrale”, “sbilanciamento delle chiamate”, “timing delle chiamate durante la gara”, “strisce di falli consecutivi e volume dei fischi presi” insieme con un’analisi di “tutti i movimenti di scommesse relativi alle gare”.

“Queste analisi”, ha riferito  l’NBA a ESPN, “non supportano la vostra conclusione che un arbitro imparziale non avrebbe fatto le stesse scelte di Donaghy”.

 

Tim Donaghy ha sempre negato pubblicamente di aver deliberatamente truccato le partite in modo da vincere le scommesse, sostenendo che ha basato le sue scelte ponderando informazioni. In privato, tuttavia, ha assunto a volte una posizione diversa.

Da quando Donaghy è uscito di prigione nel 2009, ha vissuto nella stessa appartamento in un complesso a Sarasota. Ha smesso di scommettere grazie a un servizio di tutoraggio che ha seguito per un periodo dopo il suo rilascio. I suoi guadagni, oggi, provengono da immobili che da in affitto.

 

Ma prima che Donaghy uscisse dal carcere, correva voce che la casa editrice Random House volesse pubblicare il suo memoriale. In base a un articolo sulla rivista New York del 2015, l’NBA ha in qualche modo persuaso la Random House a rinunciare al libro. Donaghy ha poi trovato un altro editore: piccolo, indipendente, di fresca costituzione – così fresca che Personal Foul sarebbe stata la sua pubblicazione inaugurale – con sede a Tampa in Florida, e gestito da un consulente politico e pubblicitario di nome Shawna Vercher. Quel rapporto di lavoro alla fine si corrose e finì in tribunale, con Donaghy che citò in giudizio Vercher nel 2010 con l’accusa di aver rubato i proventi del suo libro.

L’inizio delle loro schermaglie però avvenne quando Donaghy stava ancora facendo il tour promozionale del libro, secondo i documenti depositati in tribunale come parte della causa. Il ‘nocciolo’della discordia verteva su un test del poligrafo. Vercher ha detto che, nel dicembre 2009, dopo aver interrogato i giornalisti, compresi quelli di ESPN, avrebbe voluto che Donaghy facesse un test al poligrafo che chiedeva a bruciapelo se avesse truccato le partite. Donaghy rispose di non poterlo fare, ha ricordato Vercher in una deposizione. I suoi avvocati, disse, gli avevano consigliato di non farlo. Vercher gli chiese perché.

 

Perché, disse, l’avrebbe fallito.

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Non sarebbe stata quella l’unica volta in cui Tim Donaghy ha vuotato il sacco.

“Posso influenzare una partita di 6 sei punti da una parte o dall’altra – è quello che mi ha detto”, ha dichiarato Tommy Martino mentre ci sedevamo nella sala da barbiere della sua famiglia, dove ha lavorato da quando è uscito di prigione nell’agosto 2009 dopo aver scontato 10 mesi.

Ci è voluto un po’per capire quello che stava dicendo Martino. “Quando te lo ha detto?”, Martino non riusciva a ricordare esattamente: “Durante tutto questo casino”.

 

Martino ha ricordato che Donaghy gli disse che alcune partite non sarebbero state truccabili poichè, usando le parole di Martino, “non poteva controllare le imbarcate”, se lo scarto di punteggio era troppo Donaghy non avrebbe potuto farci nulla perché “avrebbe dovuto chiamare troppi falli e la cosa sarebbe stata ovvia”.

 

Uno scommettitore professionista una volta parlò con Donaghy dello scandalo, erano passati alcuni anni dal suo rilascio dalla prigione. Un attento osservatore della pallacanestro, questo giocatore d’azzardo dopo aver subito perdite sulle partite arbitrate da Donaghy durante quella stagione aveva mille domande e dubbi da risolvere.

 

Il giocatore ci ha descritto la conversazione con Donaghy a condizione di non pubblicare il suo nome nella storia.

Per sua grande sorpresa, Donaghy ha riconosciuto che, sì, aveva deliberatamente chiamato più falli contro la squadra contro cui aveva scommesso. Rese poi note allo scommettitore anche altre tattiche.

 

“Disse che preferiva fare una chiamata di difesa illegale, subito, nel primo minuto.” In questo modo, ha detto il giocatore, Donaghy poteva spingere la squadra contro cui aveva giocato a giocare meno  aggressivamente in difesa. “Ha detto che avrebbe scelto il grande pivot, o il giocatore più importante di ogni squadra, e avrebbe cercato di metterli nei guai”

Il giocatore ha aggiunto: “Mi ha anche detto che stavano scommettendo milioni e che lui era un idiota a non chiedere di più”.

 

E infine c’era un ex amico di Donaghy di nome Aron Kulle, che ricorda di quando Donaghy arrivò nel suo ufficio a Sarasota, visibilmente ansioso. Come tanti altri rapporti nella vita di Donaghy, anche questo avrebbe avuto una fine turbolenta: più avanti Donaghy vinse un’ingiunzione per stalking contro Kulle. Ma al momento della visita, alla fine del 2007, i due erano vicini.

 

Da quando si è trasferito a Sarasota nel 2005, Donaghy si era sempre offerto volontario per i campionati sportivi giovanili locali che Kulle gestiva per conto di alcuni centri di accoglienza e aiuto. Ora, dopo lo scandalo ma prima della prigione, Donaghy entrò nello studio di Kulle e scoppiò a piangere: “la mia vita è rovinata”.

 

Le finestre dell’ufficio si affacciavano su un campo da basket, dove i bambini delle squadre giovanili si stavano in quel momento esercitando, le loro scarpe da ginnastica squittivano sul legno. Kulle si alzò, attraversò la stanza e chiuse gli scuri e fu allora che Donaghy si lasciò andare e rivelò tutto, ha detto Kulle.

 

“Sapeva quali sarebbero stati i margini delle scommesse, sapeva come controllarlo, sapeva come entrare nelle teste degli altri arbitri a proposito dei vari giocatori in campo… perché (gli altri arbitri) lo avrebbero seguito … Ha ammesso di aver truccato le partite.

 

Quando Donaghy ebbe finito il racconto, Kulle si appoggiò allo schienale della sedia. Aveva ascoltato con attenzione la storia dell’arbitro: il gioco d’azzardo, il denaro, la segretezza, la corruzione, l’atavica voglia dell’essere umano di essere in una situazione di privilegio, l’opportunismo contagioso, l’incredibile facilità di truccare un grande sport americano… ma c’era un’altra cosa importante nella mente di Kulle al momento, e non era la morale della storia. O forse sì…

Se quello che mi stai dicendo è vero” Kulle dice di aver detto a Donaghy, “sarai ricco”.

 

Gli occhi di Kulle erano praticamente segni del dollaro. Stava già pensando, come posso ottenere qualcosa da tutta questa faccenda? Forse ci posso investire? In quel momento – come le molte persone prima di lui che avevano spalleggiato e promosso lo schema per trarne vantaggio – Aron Kulle intuì l’opportunità…

 

“Ciò che vedo” disse a Donaghy, “è un film”.

Fonte: ESPN.

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