Claudio Coldebella: Ho lasciato Kazan il 3 giugno. Prima avevo un impegno personale con i giocatori

In viaggio tra Salonicco e Bulgaria, lo sguardo che vaga oltre un immaginario finestrino. Sono stati mesi totalizzanti quelli di Claudio Coldebella

In viaggio tra Salonicco e Bulgaria, lo sguardo che vaga oltre un immaginario finestrino. Sono stati mesi totalizzanti quelli di Claudio Coldebella, dirigente di prestigio del nostro basket ed ex bandiera di Virtus e Nazionale, personaggio che ha sempre guardato oltre, in cerca di esperienze, lui primo tra gli italiani, o quasi, ad esplorare le occasioni della “sentenza Bosman” a metà degli anni ’90. Da quattro anni a Kazan, capitale del russo Tatarstan, settecento e più chilometri a est di Mosca, Coldebella ha vissuto i ritorni del conflitto che ha sconvolto gli equilibri dell’Europa e del Mondo: «Ma ho lasciato la città solo il 3 giugno».


Sì, Coldebella, come Marco Spissu e non solo, è rimasto in Russia allo scoppio del conflitto. Una scelta indubbiamente forte.


«Ma ponderata. Quando firmo dei giocatori mi impegno personalmente nel portarli a decine di migliaia di chilometri dal loro mondo, e dalla loro famiglia. E’ una questione di fiducia. All’Unics avevamo 14 elementi stranieri, tra giocatori e staff, 20 se pensiano anche a mogli e fidanzate di alcuni. Non li ho lasciati, sino all’ultimo. Il tutto con una convinzione: non giudicare le volontà di ognuno, mai. Basta che ogni decisione sia valutata con la giusta cautela».


Cosa le rimane detro di questi anni in Russia?


«Bisogna viverci per capire. Un paese immenso, con credo dieci fusi orari. Faccio un esempio. Uno dei primi viaggi fu per la Siberia, cinque ore di volo. Eppure, eravamo ancora nella parte sinistra della cartina. Poco da dire, è un mondo complicato, ma in cui mi sono trovato bene, complice anche un club serio».


E con l’Unics questo 2021-2022 pareva promettere bene.


«Una stagione bellissima. Al momento dello stop eravamo primi in VTB e settimi in EuroLeague. Eravamo per l’opinione pubblica la vera sorpresa della competizione. Poi ci siamo ritrovati a gestire addii, ritorni, arrivi. Resta un quadriennio importante, dove non abbiamo mai chiuso sotto il terzo posto in patria».


Come accade spesso in Italia.


«Umberto Gandini è un bravissimo presidente. Ha dato stabilità, e le ultime finali scudetto sono un segnale importantissimo di crescita. Un grande spot al ritorno alla normalità, con straordinari valori in campo. Ci sono state delle polemiche, si è voluta portare l’attenzione fuori dal parquet, ma credo si debba restare focalizzati sul confronto tra i giocatori. Brava Milano, ha saputo contagiare di passione tutto l’ambiente circostante».


E ora, quale sarà il suo futuro?


«Sono molto legato all’Unics Kazan. Si è lavorato bene, e il club è sempre stato eccezionale nei miei confronti. La permanenza di un grande allenatore come Velimir Perasovic è già una prima indicazione. Nel giro di una settimana, deciderò».


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