Chi ha avuto la migliore carriera NBA? Il confronto: Kobe vs Duncan

Chi ha avuto la migliore carriera NBA? Il confronto: Kobe vs Duncan

La traduzione di un articolo di Yahoo Sports che confronta due leggende del basket mondiale

Si può far iniziare il Prime (il periodo di maggior rendimento di un atleta, NDT) di Kobe nella stagione 1997-98, quando a 19 anni diventò il più giovane all-star della storia e arrivò secondo nella corsa al titolo di Sixth Man of the Year. Ma diventò il Kobe Bryant che tutti conoscono quando, due anni dopo, registrò per la prima volta più di 20 punti di media e risultò il secondo miglior giocatore in una squadra campione NBA. Il Prime di Kobe durò per 14 stagioni, fino a quando non si ruppe il tendine d’achille il 12 Aprile 2013.


In questo lasso di tempo, Kobe ha totalizzato in media 27,8 punti (45% dal campo, 33,6% da 3, 84,0% ai liberi), 5,7 rimbalzi, 5,2 assist, 2,1 rubate/stoppate. I Lakers hanno raggiunto i playoff in tutte queste stagioni tranne una. Nel mentre, con l’accostamento di Kobe a due futuri hall of famers, Gasol e O’Neal, hanno vinto 5 titoli NBA. Kobe si è laureato MVP nel 2008 ed è finito nella top five per 11 volte.

Determinare la fine del Prime di Duncan non è così semplice, dato che i suoi minuti per partita sono scesi sotto i 30 nel 2009-10 e i suoi numeri sono calati di conseguenza. Ad ogni modo ha ricevuto candidature Mvp quattro volte in più di Bryant e ha vinto un titolo nel 2014. E’dura sostenere che un giocatore non sia nel suo Prime se continua a far parte delle lineup all-nba (premio che identifica i migliori quintetti della lega NDT). Tradotto: Duncan è stato all’apice dalla sua prima stagione fino alla penultima, coincise con la prima e l’ultima delle sue 15 nomine nell’all-defensive team.

In queste 18 stagioni, Duncan ha totalizzato in media 19,5 punti (50,6% dal campo, 60,6% ai liberi), 11 rimbalzi, 3,1 assist, 2,9 rubate/stoppate, terminando nella top-five delle votazioni MVP per 9 volte e laureandosi MVP 2 volte. Gli Spurs hanno sempre vinto almeno 50 partite, eccezione fatta per la stagione corta del lockout del 1999, quando Duncan vinse il primo dei suoi 5 anelli.
Le lineup degli Spurs, per lungo tempo, hanno annoverato tra le proprie fila i futuri hall-of-famers Manu Ginobili e Tony Parker, che hanno segnato la transizione da David Robinson a Kawhi Leonard.

La preferenza di ognuno può variare, a seconda che si preferisca il talento assoluto da scorer o il talento assoluto da leader, ma in questo caso la questione si riduce a questi termini: Duncan è stato più rilevante nella lega come vincente, nonché più importante per il blasone della propria squadra, per un periodo più lungo di Bryant. Concausa di questo potrebbero essere i 40 minuti giocati di media a partita fino alla resa del tendine di achille di Kobe a 34 anni, ma tant’è.

Duncan vinse il primo dei suoi 5 titoli nel 1999, sbarazzandosi dei Lakers di Kobe e Shaq nelle finali di West Conference, e l’ultimo nel 2014, quando gli infortuni non permisero a Kobe di giocare più di 6 partite segnando così l’inizio della fine della sua carriera.


Duncan è stato senza dubbio il giocatore più importante dei San Antonio Spurs in ognuna di quelle stagioni, eccezione fatta per il momento in cui Leonard fu incoronato MVP delle finals 2014.
Ci sono invece dei dubbi sul fatto che Bryant fosse davvero il giocatore più importante della sua squadra prima che accompagnasse Shaq fuori dalla porta nel 2004. Questo nonostante Kobe fosse finito avanti al compagno di squadra nelle votazioni MVP nelle ultime due, delle 8 totali, stagioni passate insieme (con i 3 titoli già alle loro spalle).


I Lakers mancarono i playoff nel 2005, con Lamar Odom e Caron Butler a fare da supporting cast, e Bryant non riuscì a portare la franchigia oltre il primo turno finchè non arrivo Pau Gasol nel 2008.
Kobe non fu l’indiscusso giocatore più importante di una contender fino al suo 12esimo anno nella lega. In quel momento Duncan aveva già portato a casa tre titoli di MVP delle finals.


Si può discutere del fatto che Duncan fosse circondato di compagni migliori per l’intera durata della sua carriera, ma è stato lo stesso Duncan a dare una mano importante a creare la winning culture che ha attratto e migliorato i suoi compagni. (Dato statistico; dal 1998 al 2015 altri 6 lakers hanno messo insieme 13 presenze all star, mentre altri 3 spurs ne hanno collezionate 11)


VINCITORE: DUNCAN

CAREER HIGH

L’apice della carriera di Bryant dipende un po’dalle preferenze di ognuno. Da 24enne ha messo a referto una stat line di livello: 30 punti, 7 rimbalzi, 6 assist con un paio di rubate a partita con i suoi Lakers impegnati a difendere per la terza volta il titolo. Bryant in quell’anno è stato scelto nel All-Nba First Team e nella All-Defense (riconoscimento ottenuto 7 volte in carriera).
Tre anni più tardi è stato lo scoring leader della lega con 35,4 punti a partita, il valore più alto dopo Michael Jordan.


Due anni dopo ha vinto il suo primo e unico MVP award, per poi vendicare la sconfitta nelle finals dell’anno prima e conquistare il primo titolo senza Shaq.

E’quella stagione 2008-09, nella quale un 30enne Bryant portò i Lakers a totalizzare 65 vittorie in regular season iscrivendo i gialloviola nella cortissima lista delle squadre più dominanti di sempre, che personalmente identifico come “l’apice” di Kobe Bryant.


Arrivò secondo nella corsa all’MVP dietro a Lebron James dopo aver vinto il titolo nel 2009 e poi aggiunse alla sua bacheca il suo primo premio di Finals MVP, spazzando via ogni possibile dubbio sul fatto che fosse in grado di vincere anche senza Shaq (e proiettandosi nella top 10 di sempre).
Inoltre, fresco del contributo dato al famoso Redeem Team (la nazionale usa chiamata a riscattare le brutte figure del 2004 e 2006 NDT) nel 2008, fu inserito nell’ALL-NBA First Team e All-Defensive Team ancora una volta, con 26,8 punti (con picchi di 47, 35, 86), 5 assist, 5 rimbalzi e 2 rubate/stoppate di media.

L’apice di Duncan è invece chiaro. La sua stagione 2002-03 è la migliore, tra i centri, nella storia.

All’età di 26 anni, vinse il suo secondo MVP di fila e il secondo (di tre totali) Finals MVP, guidando gli Spurs alle 60 vittorie e a un altro titolo NBA.


Nel percorso verso l’anello, Duncan incontrò, battendoli, i Lakers di Bryant che difendevano il titolo per la terza volta.

Duncan arrivò quarto alle votazioni per il Defensive Player of the Year, entrando nell’all-defensive team per il quinto anno di fila (Vinse inoltre l’oro al torneo americano FIBA, assicurandosi il usa Basketball Male Athlete of the Year Award).

Duncan mise a referto 23,3 punti, e career highs alle voci rimbalzi (12,9), assist (3,9) e stoppate (2,9). L’unico altro giocatore in grado di registrare certi numeri? Kareem Abdul-Jabbar, che incredibilmente ne fu capace per 6 volte (a tal proposito Kareem andrebbe inserito in un confronto tra i più grandi delle altre epoche).


Quelli che, invece, hanno avuto la stessa stat line di Kobe al suo apice? Michael Jordan, Larry Bird, Rick Barry, Clyde Drexler, Tracy McGrady, LeBron James, Dwyane Wade, Giannis Antetokounmpo, Stephen Curry, James Harden e Russel Westbrook.

VINCITORE: DUNCAN

CLUTCH FACTOR

Girano tante voci su internet, secondo cui Bryant avrebbe messo a segno più game winners di chiunque altro, ma non è semplice confermare o smentirle. Abbiamo però la prova statistica che potrebbe averne tentati più di chiunque altro.

Siamo qui per decidere quale dei due abbia innalzato il proprio livello, non necessariamente con tiri all’ultimo secondo a bassa percentuale di riuscita, ma durante tutte le partite e le serie nel mezzo dei palcoscenici più importanti delle loro carriere.


Prima di tutto, le loro medie playoff in carriera:


Duncan (251 partite): 20,6 punti, 11,4 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate/stoppate; 54,8% reale dal campo, 24,3 efficienza.

Bryant (220 partite): 25,6 punti, 5,1 rimbalzi, 4,7 assist e 2,1 rubate/stoppate; 54,1% reale dal campo, 22,4 efficienza.

Queste invece le loro medie nelle finals:


Duncan (34 partite): 20,8 punti, 13,3 rimbalzi, 2,8 assist, 3,2 rubate/stoppate; 53,8% reale dal campo.


Bryant (37 partite): 25,3 punti, 5,7 rimbalzi, 5,1 assist, 2,7 rubate/stoppate: 50,7% reale dal campo.

Infine, le loro medie in partite da dentro o fuori:

Duncan (5 vittorie e 3 sconfitte): 22,3 punti, 13,4 rimbalzi, 2,9 assist, 3 rubate/stoppate; 51,8% reale dal campo.

Bryant (5 vittorie e 5 sconfitte): 23,5 punti, 7,8 rimbalzi, 4 assist e 2,7 rubate/stoppate; 47,4% reale dal campo.

Bryant ha raggiunto le conference finals 8 volte, centrando le finals 7 volte e vincendo il titolo 5 volte. Ha inoltre mancato il secondo turno in due occasioni. Le sue squadre hanno in record di 33 vittorie e 11 sconfitte su 44 serie di playoff totali.


Duncan ha partecipato a 9 conference finals, arrivando alle finali NBA 6 volte e vincendo 5 titoli.
Ha perso 4 volte al primo turno e ha un record di 35 vittorie e 14 sconfitte in un totale di 49 serie playoff.

I Lakers di Kobe e gli Spurs di Duncan si sono incontrati 6 volte, 4 delle quali hanno visto i Lakers prevalere (San Antonio si è sbarazzata con un 4-0 dei Lakers nel 2013, dopo che Bryant si era rotto il tendine d’achille).


In totale, I lakers hanno battuto gli Spurs in 18 partite (sulle 30 totali disputate ai playoff).

Queste le stats di Kobe e Tim nei testa a testa:

Bryant: 28,2 punti, 5,9 rimbalzi, 4,7 assist, 1,7 rubate/stoppate; 53,6% reali dal campo.

Duncan: 25,2 punti, 13,6 rimbalzi,,4,2 assist, 3,2 rubate/stoppate: 53,7% reali dal campo.

E’abbastanza incontrovertibile il fatto che Duncan abbia avuto un impatto statisticamente maggiore, anche se la sua squadra ha messo insieme più sconfitte che vittorie contro quei Lakers.


C’è poi da dire che non abbiamo modo di tenere traccia statistica delle loro performance difensive in termini di “Clutch-ness” e a Duncan era spesso assegnato Shaq nella metà campo difensiva in 5 delle 6 serie playoff sopracitate.

Si potrebbe sostenere comunque che, se una serie culminasse in un unico possesso, sarebbe preferibile dare palla a Bryant, se non altro perchè saprebbe crearsi il tiro con più facilità. Ma ci sono pochi dubbi sul fatto che Duncan abbia avuto un impatto maggiore in entrambe le fasi di gioco delle partite più importanti. E’inoltre difficile trovare una prestazione più decisiva di quella di Duncan in gara 6 delle finals 2003: 21 punti, 20 rimbalzi, 10 assist, 8 stoppate.

VINCITORE: DUNCAN

PALMARÉS

Duncan: 2x NBA MVP, 5x Campione NBA (3x Finals MVP), 15x All star, 15x Squadra All-NBA (10x Prima squadra, 3x Seconda Squadra, 2x Terza Squadra), 15x Squadra All-Defense (8x Prima squadra, 7x Seconda Squadra); Rookie of The Year 1998, usa Basketball Male Athlete of the Year 2003, Medaglia di Bronzo Olimpica 2004.

Bryant: 1x NBA MVP (2008), 5x Campione NBA (2x Finals MVP), 18x All Star, 15x Squadra All-NBA (11x Prima Squadra, 2x Seconda Squadra, 2x Terza Squadra), 12x Squadra All-Defense (9x Prima Squadra, 3x Seconda Squadra), 2x Scoring Champion, 4x All-Star Game MVP, Gara Schiacciate 1997, 2x Medaglia d’Oro Olimpica (2008, 2012).

Il piatto della bilancia di Bryant qui vanta dei sassolini particolari: le sue performance negli All Star Games e alle Olimpiadi, e i suoi due titoli di Scoring Champion.


I primi due non indicano praticamente nulla di chi abbia avuto una carriera NBA migliore (Comunque va dato merito a Bryant di aver partecipato a 3 All Star Game in più, prendendo parte alla kermesse in tutte e 3 le sue ultime stagioni (in una aveva giocato 6 partite, in un’altra 35 e in due di queste era uno dei peggiori tiratori ad alto numero di tiri presi della lega).

Gli Scoring Title? Questi sono incredibili, e hanno contribuito a far salire Bryant fino alla terza posizione nella classifica all-time per punti realizzati (11 posizioni più in alto di Duncan). Ma come la mettiamo con Duncan che si è piazzato nella top 10 di tutti i tempi per rimbalzi e stoppate?
Bryant ha vinto due Scoring title, e questo era il suo pane quotidiano. Non era lo stesso pane quotidiano di Duncan, che è stato l’elemento fondamentale, l’ossatura, di una delle franchigie più vincenti delle ultime due decadi.


Alla fine dei conti, i sassolini nel piatto di Duncan pesano di più: vanta un titolo MVP e un Finals MVP in più di Bryant. Questo è innegabile.

VINCITORE: DUNCAN

IL PERSONAGGIO

Bryant era stato accusato di molestie sessuali nell’estate del 2003 e, anche se tutte le accuse decaddero, ammise pubblicamente riferendosi all’accusatrice “ora capisco cosa intende quando dice che non era stato un rapporto consenziente”.


Dal punto di vista culturale, e da qualsiasi altro punto di vista francamente, questo è riprovevole ed è necessario si sottolinei.

Per ciò che qui c’interessa, quando parliamo dell’impatto che due grandi giocatori hanno avuto nelle loro carriere, stiamo semplicemente discutendo di quanto Duncan e Bryant siano stati importanti per la cultura del basket. Non c’è dubbio che Kobe abbia lasciato un segno più evidente nell’immaginario popolare. Ha il proprio marchio di scarpe, il blasone del suo nickname“Mamba”, la serie su ESPN “Detail”, un Academy Award vinto con “Dear Basketball”.
Nel contempo, Duncan è sempre stato una delle superstar sportive più noiose, ed è quel che ha sempre voluto. Non sorprende che sia scomparso dai radar dopo il suo ritiro nel 2016.
A conferma di ciò dovrebbe esserci sufficiente sapere che l’11% dei giocatori attualmente attivi siano convinti che Bryant sia stato il più grande giocatore di basket di sempre.

VINCITORE: BRYANT

VERDETTO: VINCE DUNCAN

 

TRADUZIONE DI READ CORNER

Fonte: Yahoo Sports.

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