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Che Diamine E’ Successo A Darius Miles? (Parte 1)

Che Diamine E’ Successo A Darius Miles? (Parte 1)

L'incredibile racconto dell' ex stellina di Clippers e Blazers su The Players' Tribune

 

I tipi come me non dovrebbero parlare di certe cose. Sto per raccontarvi alcune cose davvero incredibili, cose di cui non ho mai parlato con nessuno. Ma prima dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Dobbiamo tornare a quando l’NBA era ancora la NBA, a quando avevo il cercapersone col doppio cicalino.

Vi racconterò la storia ‘da millennium bug’più strana di sempre, di quando sono quasi morto da idiota nella casa di Alonzo Mourning nel 2000.

Immaginatelo: ho 18 anni, sono stato draftato dai Clippers assieme al ‘mio uomo’  Q -Quentin Richardson è il mio compare da sempre- che stava per partecipare all’evento come mio ospite speciale.

Nota dell’editore (Quentin Richardson): Che stai raccontando? Lascia stare la mia reputazione.

Facevamo di tutto insieme, tanto valeva fare anche questa, giusto?

Comunque… ci hanno dato milioni di dollari e, tra tutti i posti, siamo finiti a Los Angeles. Solo Donald Sterling poteva essere così pazzo da fare una cosa del genere. Subito dopo il draft sono su un aereo per LA con Quentin e ci guardiamo come per dire ‘Fratello siamo su un jet privato!’

Voglio dire, sono di East St. Louis.
Quentin viene dai Wild Hundreds (quartiere quasi totalmente afroamericano nella parte sud di Chicago – ndr)
Mia madre guidava uno scuolabus.
Il padre di Q guidava l’L-train.
E ora siamo seduti su un jet privato? Ce l’abbiamo fatta.

All’atterraggio sembra di essere in un film, un tizio sta accanto a una macchina scura e regge un cartello con i nostri nomi.

Era surreale passare dal liceo a una cosa del genere. Perlomeno Q un anno al college se l’era fatto, giusto?

Ci portano in un hotel che non era solo appariscente, era l’Ermitage di Beverly Hills, quello dove Ja Rule aveva appena girato il video di “Livin’It Up” con tutti quegli sfregamenti e il resto. Entriamo in camera e le luci si accendono prima ancora di trovare l’interruttore. In automatico. Oggi è una cosa abbastanza comune ma nel 2000 era tutto fuorché normale. Ci guardiamo come per dire ‘amico, è da pazzi’.

Nota dell’editore: Hey non dovresti parlare della storia di Zo?

Sto preparando la scena, ok? I ragazzini devono sapere com’era una volta.

Comunque, tenete sempre a mente che avevamo 18 e 19 anni. Arriviamo a LA, immaginando di avere ragazze da urlo e di prendere il comando della città. Poi però realizzi di essere solo un teenager e che non puoi comportarti così da subito. Giocavamo alla PlayStation e facevamo cose stupide per la maggior parte del tempo. Dopo circa un mese arrivò il nostro momento: Alonzo Mourning ci invita al suo Zo’s Summer Groove.

Per chi non lo sapesse è qualcosa di leggendario. Attori, cantanti, giocatori. E’una settimana di ritrovi, barbecue e feste. Ci sarebbero stati Iverson, Marbury, Payton, Lenny Kravitz, Tommy della serie ‘Martin’(Thomas Ford – ndr).

Si comincia.

Il primo giorno partecipiamo a un camp di pallacanestro per ragazzi e la sera vado a letto sentendomi un po’malato, dolorante. La mattina dopo mi sembrava di morire ed ero pieno di puntini. Vado dal medico di Zo e sul momento non seppe fare una diagnosi.

Poi disse: “Hai mai avuto la varicella?”
“Varicosa?”
“Figliolo, hai preso la varicella”
“Quella adulta?”

Ci credete? Ho preso la varicella allo Zo’s Summer Groove. Dai, siamo seri…

Ora, potete ridere quanto volete ma se mai l’avete avuta sapete che è tutto fuorché divertente. Ero in pessima forma, chiamavo mia madre e le chiedevo di prendere l’aereo per venire a prendersi cura di me.

Ragazzi, Q girava per South Beach con tutti quei ragazzi e io sono nella vasca a fare il bagno con l’avena e altre porcate. La parte peggiore era quando tornava in stanza a controllarmi e io ero steso sul letto con il ghiaccio sulla fronte e lui saltava per la stanza come un bambino che sta a Disneyland.

“Amico, ero con Iverson e gli altri! Eravamo in giro in limousine e siamo andati nei locali con Wyclef, è stato pazzesco!”

Lo guardavo col termometro in bocca. Dannazione.

Ero furioso. Dopo pochi giorni però cominciai a stare meglio e la malattia passò. Stavamo nella casa di Zo e ragazzi… Zo è il tizio più figo del pianeta. Ci disse: “voi ragazzi dovreste provare i WaveRunners!”, e noi “Cosa?”, e lui “WaveRunners, le moto d’acqua!”.

Come detto vengo da East St. Louis, non avevo mai visto una moto d’acqua prima di allora. Io e Q ci guardammo come per dire “Siamo a casa di Zo, facciamolo! Andiamo in acqua e divertiamoci come pazzi”. Eravamo dei 18enni milionari che vivevano in un video rap, ok? Giravamo, ridevamo, cercavamo i delfini e chissà che altro. CE LA STAVAMO GODENDO.

Ora, dovete sapere che c’erano molte barche ancorate ai moli, una di queste era veramente bassa sull’acqua come una speedboat, si vedeva a malapena quindi era segnalata con una bandierina rossa. Prima di uscire mi ricordo di Zo che ci diceva “occhio alla bandierina e a questo e a quello”, poi eravamo in acqua… il sole splendeva… giravamo come schegge…

Ragazzi, l’ultima cosa di cui mi ricordo era la bandierina.

Poi ero per aria.

Nota dell’editore: stavi fluttuando, come in Matrix.

Ho colpito la prua della barca con l’acqua-scooter e mi sono capovolto, poi ho cominciato a volteggiare per aria. Riuscivo a vedere i titoli dei giornali tipo ROOKIE NBA MUORE IN UN INCIDENTE ACQUATICO A SOUTH BEACH.

Inizio a pensare, Nah, non sono sopravvissuto 18 anni a East St. Louis per morire nel maledetto porticciolo di Alonzo Mourning, non succederà.

Mi sono rannicchiato e ho colpito l’acqua. Ploosh. Vado sotto. Di me dovete sapere che sono un ottimo nuotatore, tipo un Michael Phelps nero. Il problema però era che mi trovavo nell’oceano: l’acqua è troppo oscura, e quando non vedo cosa c’è sotto di me do di matto. Tiro fuori la testa dall’acqua e comincio a nuotare ma sento come un’alga che mi tocca il piede, quella maledetta alga spaventosa… Non ci sto e inizio a urlare a Q “Amico vieni a prendermi!”

Nota dell’editore: Questo tizio è veramente riuscito a urlarmi una cosa tipo “Q, AIUTO! Quell’alga mi sta toccando! dammi una mano!”. Quindi lo raggiunsi per recuperarlo in stile Baywatch, una volta tirato all’asciutto e lontano dall’alga ripartiamo.

Ora, immaginate due tizi di East St. Louis e dei Wild Hundreds su degli acqua-scooter nell’estate del 2000 che devono tornare a casa di Alonzo Mourning per dirgli che hanno sfasciato la moto d’acqua contro la speedboat del suo vicino di casa.

Questa era la vecchia NBA, prima che tutti la piantassero di comportarsi da cretini.

Ora non succede più.
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Quando spunti fuori da un utero in East St. Louis poi sono solo pistole, droghe e pericoli dall’inizio alla fine. Non lo dico certo per millanteria ma è davvero così, è la capitale degli omicidi e sono solo 89 isolati. Perciò non ha importanza chi tu sia o quanto ti sforzi di tenere bassa la testa… non c’è modo di nascondersi. Ci sei dentro. Non c’è scelta. Grossa parte del problema era che molti dei miei cugini erano spacciatori e molti dei miei amici erano nelle gang. Era così che andava, c’erano spari di routine ogni notte. E non esisteva altro. Si può leggere di posti del genere o vederli alla tv e nei notiziari ma non credo che la persona comune del Montana o di chi sa dove possa capire cosa voglia dire essere un ragazzino in un contesto del genere.

Non hai sogni, pensi solo a sopravvivere.

Vi racconto una storia. Ero in prima media quando si iniziavano a vedere i canestri con le ruote, prima dovevi inchiodare il tabellone a un lampione o simili. Con questi potevi giocare ovunque quindi un giorno scendemmo in strada per giocare, una giornata qualunque.

All’improvviso questo tizio esce da una delle case e si poteva capire dal modo in cui camminava che stava per succedere qualcosa. Sviluppi una specie di sesto senso per questo tipo di cose anche se sei poco più di un bambino, hai quel senso tipo Uomo Ragno come se fossi in guerra o simili. E solo a veder camminare quel tizio avrei dovuto iniziare a correre.

Ma non lo feci.

Voglio dire, non stavo facendo nulla di sbagliato di cosa avrei dovuto preoccuparmi?

Camminò verso di me.

Tirò fuori la pistola e me la appoggiò sulla fronte. Ricordo di aver visto la pallottola.

Disse qualcosa riguardo ad un’automobile.

La cosa stupida è che non riesco a ricordare esattamente di cosa stesse parlando, era qualcosa riguardo al sospetto che qualcuno gli stesse provando a rubare la macchina o lo stereo o i CD o qualcos’altro. Non ha importanza, in quei momenti, quando hai una pistola puntata alla testa i dettagli non contano nulla. Giusto e sbagliato non significano nulla.

Ero il più giovane del gruppo ma ero il più grosso quindi venne da me credendo che fossi io il leader. Quando guardi dentro la canna di una pistola solo una cosa può salvarti e non è certo la ragionevolezza con l’altro. e’il potere.

Gli dissi “Sono il figlio di xxxx”
Usai il nome di mio padre.
“Cosa?”
“Sono il figlio di xxxx, io non lo farei.”

Mio padre non faceva parte della mia vita ma era un uomo conosciuto, il suo nome aveva ancora peso. Fu probabilmente la cosa che mi salvò. Il tizio abbassò la pistola, ci disse di andarcene e rientrò in casa.

Ma non è questa la fine della storia. Come ho detto, questa è East St. Louis, 89 isolati. Non puoi nasconderti. Quel tizio sarebbe potuto venire da me in qualsiasi momento. Andai subito a casa e raccontai tutto a mia madre e lei prese la sua, di pistola. Poi chiamò i miei cugini e andarono tutti col furgone da lui.

Quando si muovono armati e col furgone sembra l’arrivo dei Navy Seals.

Gli entrarono in casa e gli recapitarono il messaggio e il messaggio era “Non provare più, neanche tra un milione di anni a fare lo st*nzo col figlio di Ethel”.

Il tizio ha capito, intesi?

Mia madre mi proteggeva tutti i giorni, se non l’avesse fatto oggi probabilmente non sarei qui. E’un qualcosa di spietato. Non puoi pensare agli affari tuoi o giocare a basket con gli amici che all’improvviso partono degli spari. Tutti i santi giorni. Mi hanno sparato molte volte. Ho amici fraterni in prigione, amici che sono stati uccisi e amici che ne hanno uccisi talmente tanti che sembrava fossero stati in guerra. Sono serio.

Mi piace dire così a chi me lo chiede: a East St. Louis nessuno va al poligono. Quando qualcuno vuole provare un’arma lo fa nel retro di casa. Sto parlando di AR-15 con caricatori da 50 colpi, e la polizia nemmeno si avvicina. Le volanti e le ambulanze arrivano quando tutto è già finito.

Questo è il posto in cui siamo cresciuti. Non eravamo abbastanza stupidi da avere sogni e non è una sorpresa che nessuno riesca ad andarsene da lì. Avevamo un solo esempio da seguire quando eravamo bambini: LaPhonso Ellis. Riuscì ad arrivare in NBA e non tornò più indietro.

Ricordo quando arrivai al liceo e iniziai a ricevere lettere dai College, non mi sembrava vero. Quel mondo non era cosa per noi, capite? C’è stato comunque un giorno che mi ha cambiato la vita.

il giorno in cui ho incontrato MJ.

Ero in seconda liceo e io e Q eravamo stati invitati al suo camp a Chicago. Ora, fino a quel punto giocavo un tipo di basket diverso. Giocavo con uomini adulti in tornei con professionisti e vincite in denaro. Avevo 13 anni e giocavo con uomini di 30 che, dopo aver vinto il campionato, andavano da mia madre a chiederle se potevano portarmi a festeggiare con loro al Pink Slip, un ritrovo per gentiluomini molto popolare.

E poi io e Q fummo invitati al camp di Jordan ed è stato strabiliante. Ascoltavamo alla Radio WGN tutte le partite dei Bulls, MJ era un eroe per qualunque bambino ma per noi era su un altro livello ancora.

Il primo giorno di camp MJ era lì, in carne ed ossa.

Nota dell’editore: MJ è come tuo padre, non appena entra nella stanza righi dritto e ti comporti bene.

Quando ha iniziato a giocare con noi nessuno voleva difendere su di lui. Ricordate eravamo dei ragazzini, chi mai si azzarderebbe ad andare contro Jordan? Io e Q però ci guardavamo come per dire ‘Tira, non abbiamo paura’.

Andai io da MJ, ovviamente lui ha tutto l’arsenale e mi stracciò. Ma continuai a tornare e tornare da lui quindi iniziò a mostrarmi del rispetto. Dopo il camp abbiamo fatto una foto insieme che ho portato a casa e messo sul caminetto come se fosse un mio zio.

Ricordo che mia madre mi chiese come fosse MJ. Le dissi “Mamma è da pazzi, Michael Jordan parla come uno di noi, dice un sacco di parolacce!”

Quella è stata la prima scintilla di speranza, una cosa tipo… Dannazione Michael Jordan è come me, un ragazzo normalissimo. Forse ce la posso fare anch’io.

Ad essere onesto comunque non ci credevo fino in fondo. La quotidianità era davvero intensa, non sapevi mai cosa sarebbe potuto accadere. Nel mio anno da junior sapevo di essere uno dei migliori giocatori dello stato e forse della nazione ma allora era ancora una questione legata al passaparola, non potevi saperlo veramente. Sapevo solo che alle nostre partite c’era il pienone, come se l’intera città si fermasse. La gente smetteva di vendere droga per un paio d’ore per venire a vedermi giocare.

Poi un giorno esco per fare riscaldamento e vedo degli addetti alla sicurezza che facevano cordone attorno agli studenti. Ed ecco che li vedo arrivare, indossavano delle maglie tipo polo: gli unici tizi bianchi nella palestra. Gli unici tizi bianchi in tutta East St. Louis.

Sapevo che avrei messo su uno show speciale per loro.

In ogni partita dopo di quella avrebbero sempre fatto un settore VIP separato per i tizi con la polo.
Poi nel mio anno da senior, non me lo dimenticherò mai, ho buttato l’occhio nel ‘settore polo’  durante il warm-up e ho visto quel logo.

Ho visto quel dinosauro viola.

Lo scout dei Toronto Raptors era venuto a vedermi giocare.

E’stato quel momento a farmi capire di essere molto molto molto vicina a farcela.
Mancava davvero poco.

(Continua)

Fonte: The Players' Tribune.

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