Charles Cooke: Il basket mi ha tenuto lontano dai proiettili

Cooke si racconta alla Tribuna di Treviso

Charles Cooke III si racconta a La Tribuna di Treviso, partendo dalla sua città, Trenton: “E’ un posto molto pericoloso, tra i più
pericolosi d’America nella sua fascia di abitanti. Si sono verificati anche più di 30 omicidi in un anno e la presenza della prigione statale non aiuta. Per dare un’idea, nel 2012 il sindaco Mack è stato arrestato con l’accusa di frode ed estorsione. Lo hanno condannato due anni dopo. Anche in famiglia abbiamo avuto una brutta esperienza. Era il 2008, papà era sceso in strada per sedare una lite tra due gruppi di persone che si era fatta violenta. Avevano iniziato a lanciarsi addosso mattoni, poi lui è intervenuto e si è preso una pallottola nell’addome. Lo hanno portato in ospedale, era in condizioni critiche, ma per fortuna i medici lo hanno salvato”
“Il basket, in tutto questo, era come un piccolo paradiso, un’oasi nella quale mi sono rifugiato per stare lontano
da cattive compagnie”.

Un primo bilancio della sua esperienza in Italia: “All’inizio, la lingua è stata un ostacolo. Trovarsi in un posto nuovo, con usi e costumi diversi, fa uno strano effetto. Ma è un qualcosa che ho superato in fretta, soprattutto grazie alla grande disponibilità dei compagni e dello staff. Non pensavo che fossero così disponibili, mi hanno aiutato sotto mille forme, e in cambio ho
portato le mie esperienze, per un arricchimento reciproco”.
In 8 partite l’ex Dayton ha messo insieme medie di 11.4 punti, 1.5 assist e 1.5 recuperi.

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