Carlo Recalcati: Incentivi, non obblighi per gli italiani. E il professionismo fu errore

Carlo Recalcati: Incentivi, non obblighi per gli italiani. E il professionismo fu errore

Carlo Recalcati dà la sua ricetta per il basket italiano: E perché non riflettere su un'A2 con un sistema di conference all'americana? In questo modo avremo più derby, più campanilismo

Carlo Recalcati dà la sua ricetta per il basket italiano per il QS. Ecco alcuni passaggi: «Questa stagione è finita, non perdiamo tempo dietro a qualcosa che non avverrà»

SUL PIANO DI RILANCIO

«Devo dirlo, nel 2009 lasciai un piano scritto in Federazione. Nessun obbligo legato agli italiani, ma incentivi. Incentivi per i giocatori autoctoni nella massima serie e per gli Under in A2. Inutile mettere vincoli: in questo modo gli italiani non hanno la garanzia di giocare. E perché non riflettere su un’A2 con un sistema di conference all’americana? In questo modo avremo più derby, più campanilismo. Il basket torni ad essere anche motore di innovazione, come era un tempo»

SUL TAGLIO DEGLI STIPENDI

«Simili decisioni possono arrivare solo da accordi singoli tra club e giocatore, non con imposizioni dall’alto. In primo luogo perché si rischiano ricorsi, e poi non dimentichiamoci che il contratto non è mai unico. Si arriva ad un accordo sul netto, poi il club decide come dividere il tutto tra “contratto di lega” e diritti d’immagine, ecco perché sarebbe utile una rivisitazione della legge 91 sul professionismo. L’incidenza per i club dev’essere minore, e arriveremmo a contratti unici»

SUL PROFESSIONISMO

«Questo lo dissi ai tempi. Non capivo perché dovessimo scegliere la strada del calcio, il professionismo, e non quella del volley, che era sport più simile a noi. Ma ormai quell’errore è stato fatto, meglio studiare soluzioni alla portata»

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