Blatt: Non voglio nascondermi. Sono un allenatore, il mio compito è guidare e ispirare altre persone

Blatt: Non voglio nascondermi. Sono un allenatore, il mio compito è guidare e ispirare altre persone

La lettera di David Blatt, coach dell'Olympiacos

Queste le parole di David Blatt, coach dell’Olympiacos, nella lettera aperta in cui ha annunciato al mondo di avere la sclerosi multipla primaria progressiva.

 

“A volte la vita ti mette di fronte a determinate situazioni senza alcun motivo. Questi sono i momenti che ti costringono a effettuare delle scelte che mettono davvero alla prova il tuo carattere. Alcuni mesi fa mi è stata diagnosticata una sclerosi multipla progressiva, una malattia che si manifesta in maniera diversa a seconda delle persone, una malattia autoimmune che può influenzare in tanti modi l’abilità di poter fare anche le cose che sembrano più normali”. L’allenatore statunitense chiarisce di non essere in pericolo di vita, e si mette a nudo nelle sue vulnerabilità: “Stanchezza, equilibrio e forza muscolare stanno diventando dei veri problemi, per me. Ho iniziato trattamenti speciali per rinforzare la mia muscolatura e il mio equilibrio, così come un lavoro specifico in piscina per aumentare la mia forza fisica. Mi sforzo di fare movimenti che per molti sarebbero facili e normali ma che a me richiedono parecchio sforzo: mi aspetto di fare ancora di più, non certo di meno. Quando mi sono ripreso dallo shock iniziale e dal dolore di immaginare quanto questa notizia avrebbe cambiato la mia vita, ho deciso subito che non mi sarei arreso”, scrive Blatt, comunicando la sua voglia di non arrendersi. “L’unica cosa che avrei potuto fare è adattarmi a questa mia nuova condizione e provare a continuare a vivere nel modo più normale possibile. Ho adottato la stessa metodologia che uso nel basket, quando c’è da risolvere e superare un ostacolo. La mia procedura prevede tre step: 1) Qual è il problema? 2) Perché è successo? 3) Come si può risolvere? Ovviamente – ammette l’allenatore – il perché in questo caso è sconosciuto, non ci sono ragioni perché dovesse succedere, e questo potrebbe portare facilmente a uno stato di depressione o di autocommiserazione. Questa battaglia è una battaglia vera, che non scherza, e siccome non c’è un trattamento e una cura è una battaglia che non finirà mai. Però non minaccia la mia vita, mentre ci sono persone che sono chiamate a fronteggiare sfide ben più difficili. Dobbiamo avere il coraggio di non arrenderci, di andare avanti e di vivere una vita che mantenga una certa qualità.

Non voglio nascondermi, ho la fortuna di poter contare sul supporto di tante persone, le stesse persone che mi hanno subito fatto capire che io rimango sempre me stesso, anche se oggi sono costretto a comportarmi in maniera a volte diversa. Avere pietà di se stessi non porta a nulla, e anzi crea e incoraggia una spirale verso gli abissi. Sono un allenatore, il mio compito è quello di guidare, insegnare e ispirare altre persone. Il fatto che non abbia più la mobilità di prima o lo stesso grado di attività non va però a influire sulle mie capacità mentali. Sono fortunato, ho ottimi dottori, allenatori, fisioterapisti e un’intera organizzazione che ha scelto di accettare la mia malattia e aiutarmi a superarla.

 

Traduzione di Basketissimo

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