Belinelli su The Players’ Tribune: I cinque migliori giocatori europei che abbia mai affrontato

Belinelli su The Players’ Tribune: I cinque migliori giocatori europei che abbia mai affrontato

I cinque giocatori di Belinelli: Nowitzki, Turkoglu, Stojakovic, Parker, Ginobili

Da ragazzo, in Italia, il basket era la mia vita. Tutti i miei amici giocavano a calcio, ma il basket è sempre stato per me e i miei fratelli più grandi, Umberto ed Enrico, il nostro sport. Siamo cresciuti in una piccola città vicino Bologna, San Giovanni in Persiceto. Avevamo montato un canestro fuori casa e giocavamo uno contro uno tra di noi fino al tramonto. Francamente era l’unica cosa che c’era da fare.

 

Ah, vi ho detto che Enrico ha 10 anni più di me ed è piuttosto grosso?

 

Non un grande matchup.

 

Giocare contro i miei fratelli più grandi e più grossi però mi ha fatto diventare un giocatore migliore più in fretta. Anche se crescere fino al metro e novantotto all’età di 14, 15 anni male non ha fatto… Quando ne avevo 16 giocavo già da professionista in Italia per la Virtus Bologna, la stessa squadra di Manu Ginobili e Marko Jaric. Era uno dei team più forti d’Europa e hanno avuto parecchio successo. Imparavo molto da questi incredibili giocatori e quando arrivò il momento di rendersi eleggibile per il Draft mi sentivo pronto ad andare in NBA.

 

Ma c’era un piccolo problema

 

Non parlavo inglese. Nel modo più assoluto.

 

Ed eccomi alla Summer League nel 2007, ero veramente nervoso. La cosa che non mi piace della SL è che tutti cercano di farsi notare, quindi vengono fuori partite confuse. Pensai, come posso fare a spiccare dal gruppo? Capivo qualcosa di ciò che mi dicevano i compagni… ma non ero comunque in grado di rispondere.

 

Mi dissi: chissenefrega, ogni palla che tocco sarà un tiro. E’solo pallacanestro, giusto? Tutti lo capiscono.

 

Quando guardai il cubo ne avevo già messi 36 o 37. Era Summer League, certo, ma capii di appartenere a quel mondo e di poter segnare contro i giocatori dell’NBA. Sul campo quel giorno non mi servì parlare inglese, il basket era la lingua che conoscevo meglio, ce l’avevo nel sangue.

 

Oggi sono in NBA da 10 anni, è veramente incredibile. Ma non sarei mai arrivato dove sono senza aver imparato la “lingua” del basket da alcuni dei migliori giocatori d’Europa.

 

Qui trovate il meglio del meglio, i cinque più forti giocatori Europei contro cui abbia giocato.

 

 

DIRK NOWITZKI

 

Come molti ragazzi Europei della mia età ho visto Dirk da teenager prima di diventare un fenomeno in NBA. Era considerato uno sconosciuto prima di essere scelto al draft ma noi tutti sapevamo chi fosse e cosa sapesse fare.

 

Quando qualcuno mi chiede chi è il giocatore Europeo più forte che ho incontrato, Dirk è la prima persona che mi viene in mente.

 

Nel 2005 o 2006 giocai le mie prime partite per l’Italia contro la Germania. Tutti sapevano che Dirk fosse in grado di tirare quindi quando cambiai marcatura su di lui lo pressavo al massimo per evitare che succedesse. Aveva solo un paio d’anni più di me, pensai di metterla sull’energia e sull’agonismo per fermarlo.

 

Ma fu impossibile.

 

Mi girava attorno. Sapeva muoversi come un playmaker ed era così alto che non potevo arrivare a stopparlo. Ciò che faceva non sembrava reale. Ha cambiato la pallacanestro in così tanti modi… Io e i miei compagni eravamo meravigliati dal modo in cui si muoveva, da come facilmente faceva canestro. Quando arrivò in NBA sapevamo ancor prima degli addetti NBA che sarebbe stato qualcosa di grosso.

 

Dirk è uno dei 5 giocatori più forti di sempre secondo me. E’incredibile.

 

 

HEDO TURKOGLU

 

La prima volta che incontrai Hedo ero eccitato e ammutolito, lo ammetto.

 

Sono cresciuto guardando le sue partite con la Turchia e ho sempre ammirato il suo gioco all-around. Hedo non era prettamente un tiratore come la maggior parte degli europei in America a quei tempi e usò questa cosa come vantaggio. I giocatori meno preparati lo affrontavano come fosse un tiratore perchè era Europeo. Quando io e lui ci ritrovammo a Toronto cercavo sempre sempre di accoppiarmi con lui in allenamento. Mi prese sotto la sua ala.

 

Fu una sensazione indescrivibile.

 

Sono sempre stato bravo nel tiro. Mi sembra quasi non di non aver fatto altro nella mia infanzia. Quando gioco a basket la sensazione che preferisco è il riuscire a giocare come voglio per più tempo possibile, quasi seguendo una scia. Ma ho imparato che devi continuare a crescere come giocatore per trovare quella “zona”, devi continuare ad allenarti e ad aggiungere cose nuove. Hedo era il migliore in questo e da lui ho imparato molto.

 

Hedo è un ragazzone. Era molto più forte di me ma anche piuttosto veloce e bravissimo nel pick’n’roll quindi poteva essere molto difficile da marcare. Era in grado di passare la palla a quelli come me esattamente dove ce n’era bisogno. Ricordate i Playoff in cui Hedo giudò i Magic alle Finali dribblando, passando e innescando Dwight? Ecco, Hedo conosce la pallacanestro.

 

Giocavano sempre 1 contro 1 in allenamento, quasi tutti i giorni. Non vi dirò chi ha vinto più partite ma vi dirò che guardarlo per me era fantastico. Mi batteva in tanti di quei modi, era davvero intelligente.

 

Ma non è mai riuscito a stopparmi, comunque.

 

 

PEJA STOJAKOVIC

 

Come vi ho detto prima, sono sempre stato bravo nel tiro.

 

Ma a confronto di Peja sono un mattonaro.

 

Peja era un altro dei ragazzi che guardavo giocare in Europa ma non l’ho mai conosciuto fino a quando ci siamo trovati insieme a New Orleans. In uno dei miei primi giorni lì mi sfidò a una gara di triple, così per divertirci.

 

Mi ha distrutto.

 

Ero senza parole. Intendiamoci, ne ho perse di gare da 3 prima di quella… ma non così. Per iniziare ne fece 40 di fila. E’stato, perdonate il linguaggio, f***utamente incredibile. Per quel che mi riguarda, è il miglior tiratore con cui abbia mai giocato, forse il migliore di sempre in NBA. Era molto professionale, mi pressava a migliorare, a diventare più forte, più preparato. E a quel tempo ne avevo bisogno.

 

Anni dopo ho lavorato ancora con Peja a Sacramento ma questa volta non sul campo, lui era nel front office. È una persona fantastica. Mi ha insegnato ancora moltissimo su come essere un professionista esemplare e come mantenere una carriera all’interno della lega. Non sono sicuro di poter essere ancora in NBA se non fosse per lui.

 

 

ANTHONY PARKER

 

Qui un po’ho barato, Anthony Parker è un americano che è diventato uno dei migliori giocatori nella storie dell’EuroLeague.

 

Ma devo dirvi com’era guardarlo giocare.

 

Un anno, quando ero alla Skipper Bologna, incontrammo il Maccabi Tel Aviv, la squadra di Anthony, in finale di EuroLeague. E siamo stati spazzati via, 40 o più punti di scarto. Anthony ne fece 21 e non credo abbia mai sbagliato, forse uno o due tiri. Avevo 18 anni all’epoca ed ero molto impressionabile e Anthony Parker, almeno per gli Europei, non era solo come Jordan.

 

Era Jordan.

 

Anthony era incredibilmente veloce. Poteva decollare dalla linea di tiro libero, poteva schiacciare passandosela tra le gambe in partita che era una cosa che nessuno in Europa aveva mai visto. Faceva queste stoppate potentissime come quelle che fa LeBron.

 

Ovvio che perdere quella partita mi fece soffrire ma allo stesso tempo, da teenager che sognava l’NBA, mi sentii fortunato ad aver diviso il campo con lui. Fu un onore. Più tardi Anthony arrivò in NBA a Toronto e qualche volta toccava a me marcarlo. Ci scambiavamo sempre sorrisi come a dirci, questa cosa la facciamo da un sacco di tempo.

 

Siamo vecchi.

 

 

MANU GINOBILI

 

Imbroglio anche qui -Manu è argentino- ma un po’meno, credo. Manu giocava per la squadra della mia città, la Virtus Bologna, ed era la star assoluta della squadra. Era un fenomeno per tutta la città. Quando venni chiamato in prima squadra non vidi l’ora di conoscerlo e di vedere come fosse davvero.

 

Com’è giocare assieme al tuo eroe? Pensai. Lo stavo per scoprire.

 

Una cosa che non credo la gente sappia su Manu è che lui è una persona molto positiva. Vuole essere il migliore per i suoi compagni e durante i due anni in cui ho giocato con lui mi ha costantemente insegnato. Mi ha insegnato a muovermi in campo con la palla che è una cosa che non facevo spesso alla Virtus. Ero bravo a muovermi senza per cercare un buon tiro ma Manu mi ha insegnato tante cose e tanti trucchi a cui non avevo mai pensato.

 

Per farla breve, Manu è un campione.

 

Un’altra cosa che forse la gente non conosce è la sua attenzione per i dettagli. Sarò onesto, gli allenatori e lo staff ci danno un sacco di informazioni riguardo le squadre che andiamo ad affrontare e a volte qualcosa sfugge. Accade alla maggior parte di noi ed è piuttosto comune, perchè ci sono un sacco di giocatori e un sacco di cose da tenere a mente. E’difficile ricordarsi tutto ogni volta.

 

Ma non per Manu. Si ricorda tutto, come se fosse rimasto alzato tutta la notte a memorizzare tutti i possibili dettagli degli avversari. Quando ho potuto giocare di nuovo con lui a San Antonio ha portato il tutto a un livello successivo per i playoff. Una volta mi ritrovai in difesa contro qualcuno, non mi ricordo chi ma era un giocatore del fondo panchina, uno che nessuno si aspettava potesse entrare.

 

“Marco”, urlò Manu

 

Sapevo di aver sbagliato qualcosa ma non sapevo dire cosa.

 

“non sai che il tizio ha un bel tiro dall’angolo? Chiudilo!”

 

Sa tutto di tutti, anche di riguardo ai giocatori che non dovrà mai affrontare. Ecco chi è.

 

Questo è Manu. Volete sapere come fa ad essere ancora nella lega?

 

Perchè anche oggi è fatto così.

 

Foto: Matteo Marchi

Fonte: The Players' Tribune.

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