Allenatore Tam Tam: Difendo i diritti di ragazzi italianissimi. Comunicato della FIP da burocrati

Allenatore Tam Tam: Difendo i diritti di ragazzi italianissimi. Comunicato della FIP da burocrati

Le parole del coach del Tam Tam dopo l'esclusione della squadra dal campionato

Vittorio Scotto di Carlo, coach del Tam Tam Basket, ha rilasciato una lunga intervista a Nuove Radici per parlare dell’esclusione della sua squadra dal campionato di eccellenza.

Questo un estratto.

La Fip fu elastica, bisogna dirlo. E grazie ad una norma creata ad hoc per noi dall’allora ministro Lotti, i ragazzi hanno potuto disputare campionato regionale. L’anno scorso, contro ogni pronostico, il campionato l’abbiamo pure vinto. Quindi ci siamo posti come obiettivo campionato di eccellenza, che è nazionale. Ma qui siamo stati fermati dalla Fip, perché la regola è che non possono essere iscritti più di due stranieri per squadra. Una regola che trovo corretta. Negli anni passati alcune squadre che volevano vincere a tutti i costi hanno messo in campo molti stranieri, andando a prenderli all’estero, giusto il tempo per farli giocare in Italia. Ma questo è un altro discorso. Io difendo i diritti di ragazzi italianissimi. Prima o poi ci sarà uno ius soli sportivo, è evidente. Serve una rivoluzione culturale e certo non possiamo pretendere che a farla sia la Fip, che ha giustamente espresso quel che la legge esprime.

Ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono già considerati italiani dai loro coetanei, i futuri cittadini ed elettori. Io insegno a scuola, che non ha barriere ed è chiamata ad accogliere, a non fare differenze. Quindi la mattina i ragazzi in classe li consideriamo tutti i pari e chiediamo loro di esserlo, nel pomeriggio li dividiamo? Non sono un legislatore, non so cosa potesse o non potesse fare la Fip. Di sicuro, lasciarli giocare sarebbe stato un atto di grande coraggio. In una sola cosa ha sbagliato.
Nel comunicato che ha diramato, molto asciutto, ci suggerisce “in nome della piena integrazione e del miglioramento tecnico dei propri atleti”, di prestare i ragazzi ad altre società. Mi viene da ridere. Perché è una risposta da burocrati. Hanno capito cos’è Castel Volturno?”

 

Qui per leggere tutta l’intervista.

Fonte: Nuove Radici.

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