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Allen (Parte 3)

Allen (Parte 3)

FOTO: usatoday.com

La lunga lettera di The Answer su The Players' Tribune

– Prima Parte – 
– Seconda Parte – 

 

(Segue)

11. “Retaggio”, una parola a cui penso spesso, davvero. Non hanno chiamato così (Legacy – ndr) la mia nuova scarpa per un caso.

Ricordo che nel ’96, quando mi ritrovai a dover scegliere tra alcuni contratti per la mia sponsorizzazione tecnica, avevo da una parte l’offerta di Nike e dall’altra quella di Reebok. L’offerta di Nike era, beh, era più bassa. Parecchio più bassa. Facile da capire il perchè, ai tempi tutti erano sponsorizzati Nike, tutti! Non potevano chiaramente permettersi di offrire grandi cifre a chiunque e poi, ciò che veramente mettevano sul piatto era: ti stiamo dando l’opportunità di ESSERE DELLA NIKE. Come se fosse quella la vera ricompensa, capite?

Ma sono fatto a modo mio… vengo dal nulla! E Reebok, con una firma, mi dava l’opportunità di essere padrone di me stesso. Mi dava l’opportunità di mostrare al mondo, quel mondo che non era abituato a vedere uno come me fare le cose che facevo io, che non era obbligatorio avere un certo aspetto o fare la cose in una certa maniera. Ed ecco perchè, per me, era molto più di un contratto per le scarpe. Era come se le altre aziende volessero assimilarmi alla loro cultura, mentre Reebok voleva che io, che noi fossimo la cultura. Quindi abbiamo costruito questa immagine, quasi un manifesto, parafrasabile come Ok, non posso piacere a tutti ma andrò sempre avanti a testa alta, che vi piaccia o meno.

Le persone lo rispettavano.

E, presto o tardi, volevano farne parte.
—–

 

12. Ricordo quella volta in cui incontrai ISIAH THOMAS… Zeke!, La leggenda. Mi ha preso in disparte e abbiamo fatto due parole. Mi ha dato alcuni consigli, conosceva i miei pregi e le mie debolezze, dentro e fuori… Il tizio è un genio della pallacanestro. Francamente, credo che il migliore consiglio di sempre riguardo il mio gioco me l’abbia dato lui, Isiah. Era riguardo a quando prendere quel “palleggio in più” – io lo chiamo il “palleggio della pazienza”. Impari ad usarlo ed è come se il gioco andasse a rallentatore.

Ma penso anche alla chiacchierata che io e lui abbiamo fatto l’altro giorno. Sapete, oggi è diverso, sono un giocatore ormai ritirato, sono dall’altra parte della barricata e sto cercando di capire come poter essere anch’io di aiuto ai ragazzi che giocano oggi. Provano sempre a contattarmi per avere consigli. Dennis Smith Jr mi ha chiamato l’altro giorno, voleva la mia opinione su alcune cose. Mi sono quindi ritrovato a pensare a quale potesse essere il migliore consiglio da poter dare a questi ragazzi. A quale pillola di saggezza, che ho imparato con l’esperienza, potrebbe cambiare la loro vita, quale sarebbe il mio “palleggio della pazienza”.

Onestamente? Ho realizzato che la cosa migliore che posso dire loro non riguarda strettamente la pallacanestro, riguarda la vita.

E ho detto a Dennis ciò che dico a tutti gli altri:

Ci sono molti modi di raggiungere un obiettivo, devi solo trovare quello che ti si addice di più.

 

Trova una strada e falla tua.
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13. Se mi chiedete chi è il mio preferito tra i miei cinque figli, la risposta è ovvia.

La mia più piccola, Dream.

È buffo il fatto che, essendo la più piccola, è l’unica che non mi ha visto giocare. Ma posso dirvi un paio di cose su di lei.

Uno, il suo crossover è già grandioso, quindi di certo ha guardato i miei video su YouTube.

E due, la prova INCONFUTABILE che ama suo padre: Dream non voleva vestirsi elegante per la mia cerimonia alla Hall Of Fame! Vi giuro che è la verità: continuavamo a dirle Dream, tesoro, è la grande notte di papà, devi vestirti bene. La risposta? No no.

Cosa vuoi metterti addosso allora, ragazzina?

È andata verso l’armadio, ha cercato e cercato e cercato… e l’ha trovata. Una tuta customizzata della Reebok, una di quelle che la scritta IVERSON sui lati.

Non riuscivamo a smettere di ridere, era troppo. Quiiiindi…. una giovane testa calda che non vuole vestirsi bene….. che vuole andare in giro in tuta e non ci sente da quell’orecchio… Di certo non ha preso da me!!

Quando le abbiamo chiesto “Dream, tesoro, perchè vuoi metterti quella felpa e non quel bel vestitino che ti abbiamo comprato?” E quella ragazzina… Non manca una battuta.

“Mi piace mettere quelle tute, hanno il mio nome sopra.”

Ragazzi. Ragazzi.

Ora, non fraintendetemi, alla fine le abbiamo fatto mettere il vestito (non andrò nella Hall Of Fame una seconda volta)

Però… Mi piace mettere quelle tute, hanno il mio nome sopra.

Mi sentivo orgoglioso, molto orgoglioso. È uno di quei momenti che probabilmente ricorderò da qui in avanti commuovendomi.

Mia figlia che indossa una felpa orgogliosa del suo nome.

Questo è retaggio.
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14. Va bene, riguardo a quella storia con Larry Hughes meritate di sapere com’è andata realmente. Siete rimasti abbastanza su questo articolo, quindi credo di dovervelo.

Il fatto è che… vi ho già detto la VERITA’!! Ve l’ho già detta! Vi ho giurato nelle prime righe di scrivervi non come AI ma come una persona qualunque. Ed era lo stesso anche ai tempi della storia di Larry. Ero un angelo in “stile Oprah” che andava in giro a regalare automobili? Certo che no. Ero un veterano incattivito che voleva dare una lezione a al ragazzino? Certo che no anche qui!

Chi sono veramente? Chi è Allen Iverson? Beh… sono solo un ragazzo. ecco la noiosa verità.

È buffo pensarci ma da quando ho iniziato a guidare non credo di aver mai fatto attenzione ala spia del serbatoio… Voglio dire, in tutta onestà, non credevo nemmeno che ci volesse della benzina per fare andare un’auto. Nah, sto scherzando, sto scherzando. È capitato anche a me, e non sapete quante volte, di trovarmi in riserva. Guido verso casa e sento questo beep beep beep beep, abbasso lo sguardo e… caspiterina! Ne ho ancora per 15 minuti ma il carburante non basterà di certo.

Due cose però: uno, non sono mai mai mai mai rimasto a piedi in situazioni del genere e due, sono sempre arrivato a casa.

Ditemi voi allora com’è andata.

Comunque, questo è tutto ciò che avevo da dire. Se siete arrivato fino alla fine di questo articolo vi ringrazio di cuore. Spero abbiate avuto modo di dare uno sguardo al vero me, perlomeno a chi sono oggi. So di avere questa fama di essere sempre sincero e tutto d’un pezzo. La verità però è che tutti cambiamo, cresciamo! Ci muoviamo tutti attraverso la vita. E credo che sia questo il vero AI, più di tutti i luoghi comuni: Ho 43 anni… Sono un giocatore ritirato…. ma continuo ad andare avanti.

E senza alcun beep beep beep beep, nossignore.

 

Non sono ancora in riserva.

Fonte: The Players' Tribune.

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