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Allen (Parte 2)

Allen (Parte 2)

FOTO: usatoday.com

La lunga lettera di The Answer su The Players' Tribune

– Prima Parte –

 

(Segue)

5. Ok, devo intervenire nella conversazione sul GOAT.

Devo. In questi giorni sto sentendo molta gente dire che sceglierebbe LeBron sopra Mike.

Ragazzi… Sentite, innanzitutto io adoro LeBron, non provo altro che amore per lui. È il miglior giocatore della sua generazione, uno dei più grandi di sempre, un fantastico marito, un fantastico padre, un fantastico modello da seguire e ancora molto altro: vogliamo parlare di ciò che sta facendo in quella scuola di Akron? È qualcosa di meraviglioso.

Ma andiamo…

Stiamo parlando di Mike.

Stiamo parlando di Mike, ok??

Stiamo parlando del Gesù nero in persona.

 

E non credo ci sia bisogno di dire molto altro oltre a questo. Mike è il GOAT e sarà sempre così. E non provate nemmeno a insultarmi o a tirarmi addosso argomenti come “le statistiche, AI!” come se potessero cambiare il mio pensiero.

Ecco la mia migliore storia su Mike, non è molto ma non serve che sia chissà che. È il 2003 e siamo tutti all’arena prima del suo ultimo All Star Game. Sapete che sono un uomo Reebok, ma l’occasione era speciale. Volevo rendergli omaggio, dargli un tributo, quindi trovai un paio di scarpe classiche, MJ throwbacks, le portai a casa, tagliai via il baffo e le indossai per andare al palazzetto. Ero parecchio orgoglioso, dovevo solo trovarlo.

Entro nello spogliatoio: “Qualcuno ha visto Mike?” Nessuno.

Entro in un’altra stanza: “Qualcuno ha visto Mike?” Nessuno.

Ancora un’altra stanza: “Mike?” Niente.

Arrivo fino all’ufficio dei coach, di sicuro loro sapevano dove avrei potuto trovarlo. Apro la porta… e non ci trovo nessun coach.

 

Solo Mike.

 

Era da solo e.. ragazzi non ci crederete mai. Era Mike, con tanto di uniforme, sbracato su una di quelle sedie reclinabili da ufficio come se non avesse una preoccupazione al mondo, coi piedi incrociati come se fosse in spiaggia! Di più? Stava fumando un sigaro enorme.

Mi ha guardato per un attimo, ha visto le mie scarpe e mi ha sorriso.

Fece un cenno di approvazione.

Poi tornò a fumarsi quel sigaro gigante.

 

MA STIAMO SCHERZANDO?! Ragazzi io credo di essere un tipo carismatico. Ma Mike è l’unica persona -e intendo l’unica– che abbia mai incontrato che non deve nemmeno sforzarsi di essere figo e di BRILLARE di luce propria. E’come se mi ricordassi ogni dettaglio di quel momento e poi che mi fossi esercitato a tenere il ricordo vivo solo pensando a quanto ‘cool’sia quell’uomo. Voglio dire… Fuma il SIGARO… con addosso la DIVISA… prima dell’ALL STAR GAME. E lo fa nell’UFFICIO DEL COACH, coi piedi sul tavolo! Prima dell’ultimo All Star Game?!? Andiamo ragazzi, quell’uomo era superiore a tutto e tutti, TUTTI.

Vi prego, fidatevi ciecamente su questo e non dubitate. PER FAVORE.

Non quando si tratta del Gesù nero.

Non quando si tratta di Mike, il più grande di sempre.
—–

 

6. Approvo il ‘Process’

Non vi mentirò… non era così che si faceva ai miei tempi. Mancare i playoff tutti quegli anni di fila?? Ok, ma prima devi passare sul mio cadavere. Era l’unico modo per farmi saltare la post season, capite che intendo?

Ma sono tempi diversi… e comunque quello era il passato. Questi ragazzi vinceranno, ve lo dico ora. Questi ragazzi stanno vincendo e stanno costruendo qualcosa, hanno un talento pazzesco. Più talento di noi del 2001? Certo, lo so io e lo sapete anche voi. Joel e Ben e Jimmy… questo è un ‘Big Three’ragazzi, un ‘Big Three’per il presente e per il futuro. È un gran momento a Philadelphia, senza ombra di dubbio. E amo ogni istante dell’esserne parte.
—–

 

7. In effetti sapete cosa voglio veramente dire in questo articolo? Voglio dire quanto io sia orgoglioso di Philadelphia per il modo in cui si è stretta intorno a Meek. Molto, molto orgoglioso. Meek è come un fratello per me, un fratello più piccolo, mi ha fatto male vederlo dietro le sbarre.

È  buffo, sul serio, perchè non mi sono mai considerato un modello da seguire. Una volta però io e Meek stavamo parlando e mi stava raccontando degli anni in cui stava crescendo a Philadelphia. Mi ha detto di come, quando le cose si facevano difficili -e potete scommetterci, lo erano- una delle cose che riusciva a distrarlo era pensare “Chissà cosa starà facendo AI in questo momento?

Capite?

Sentirlo dire da lui ha avuto un grande impatto su di me. Il sapere che il solo fatto di esistere, di essere lì, ha potuto essere fonte di ispirazione o sollievo per qualcuno di quei bambini cresciuti in zone incredibilmente difficili… o che possano aver pensato “Ok, questo AI è un metro e una virgola ma è un killer, un guerriero, non si arrende mai ed è arrivato in vetta”.. oppure che la mia storia personale possa averli ispirati a vedere una via di uscita…

Non so gente, è qualcosa che ti da veramente da pensare. E anche fosse successo una sola volta, vi garantisco che è un vero onore.

E vi dirò anche questo: avete visto cosa è successo a Meek? Non solo é orrendo e tutt’altro che giusto, sta anche accadendo troppo spesso a persone che non sono Meek ma che sembrano Meek, o me. Sono solo giovani e neri. È un problema, gente. Vi dirò anche questo però: non scherzate con Philly. Provate a procurarle dei fastidi e la gente sarà in grado di trasformare un Superbowl in un movimento. #FreeMeek era il motto, proprio lì, sulla punta dei polmoni di tutti noi.

Che grande orgoglio, che grande giornata.

Philly, ti amo e ti ammiro. SEMPRE.
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8. Che ne pensate di questi Super Teams? O dovrei dire Team di codardi?

HA! Scherzo, sto solo scherzando ragazzi. Non voglio essere il classico veterano irritabile che si rifiuta di vedere il proprio sport evolversi. Ci sono un sacco di modi per costruire un team.

Personalmente… Mi è piaciuto il nostro. Mi è piaciuto essere stata la rockstar, il piccolo Generale – e poi tutti gli altri, benvenuti a bordo, vi omaggio miei soldati. Mi è piaciuta la continuità che abbiamo avuto, come abbiamo costruito i nostri rapporti. I miei ragazzi SAPEVANO giocare e alla grande! Le persone oggi non se lo ricordano. Nel 2001 vincemmo 56 partite, eravamo grandi sia in attacco che in difesa. Oggi tutti pensano di guardare due numeri, usare qualche trade machine e aver capito come migliorare una squadra. Ma per favore…

Ve lo dico una volta sola: scambiarono il mio scudiero, Vernon Maxwell. Hanno veramente mandato via il mio uomo, Vern. Entrai al centro d’allenamento un giorno e iniziai “Dov’è Max????”, “Dov’è Max???????”

È andato.” Punto e a capo.

Ohhh, quel giorno non avreste voluto nemmeno sfiorarmi, ve lo garantisco… Non avreste voluto incrociare il mio sguardo il giorno in cui scambiarono Mad Max. Odio quella trade ancora oggi! Perché ci hanno fatto questo? Perché lo ha detto un computer? Ragazzi, scordatevi quei calcolatori… E ditemi questo: quei cervelloni possono trovare una statistica su quanto Vern fosse tosto? O su come ci guardava le spalle ogni maledetta sera?

Onestamente, questa è una delle più grandi lezioni che ho imparato: non tutto può essere misurabile e non tutto deve esserlo! Vale per il basket, per la vita e per tutto. Non si può scervellarsi all’infinito su tutto il dannato universo. Una parte del modo in cui vanno le cose è un semplice mistero.
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9. QUINTETTO NBA ALL TIME (Escluso il sottoscritto)

STEPH
MIKE
KOBE
BRON
SHAQ

TOP FIVE ALL TIME DEGLI MC’s (Escluso il sottoscritto)

BIG
PAC
ANDRE 3000
REDMAN
HOV

TOP FIVE ALL TIME DEI FILM (Escluso Heat)

CASINO
HOODLUM
DEVIL IN A BLUE DRESS
LAW ABIDING CITIZEN
TROY
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10. Voglio tornare per un attimo su LeBron.

E con LeBron intendo tutta l’odierna generazione di giocatori. La gente me lo chiede di continuo: cosa ne pensi di questa nuova NBA, AI? Che ne pensi di tutti questi ragazzi che seguono le sfilate di alta moda e RIFIUTANO il tuo stile?

Credo di dovere una risposta.

Ok, le persone che credono che l’amore di questi ragazzi per la moda sia un rigetto nei miei confronti l’hanno proprio capita male. Non è così. Basta guardarsi un attimo indietro e vedere per cosa lottavo e dovrebbe essere subito chiaro. È pazzesco comunque… Davvero esistono persone che credono che mi battevo per i pantaloni larghi? Che mi battevo per le treccine o per i tatuaggi? Ma andiamo… Era qualcosa di molto più profondo, volete che ve lo riassuma?

Mi battevo per essere me stesso.

 

È così, puro e semplice. E sì, per un certo periodo “essere me stesso” coincideva con il vestirsi in un certo modo, coi pantaloni larghi e tutto il resto. Tuttavia, dato di fatto, sapete che succedeva in quel periodo? Che LeBron e la sua generazione si vestivano nello stesso modo! E non chiedetelo a me, chiedetelo a loro! Andate a chiedere a uno di quei ragazzi chi era il loro modello di stile all’epoca. La risposta sarà “AI”.

Come ho detto, comunque: non si tratta di questo o quello stile e nemmeno si tratta del portare qualcosa alla ribalta o di farne una cultura. Per come la vedo io, l’eredità che ho lasciato e che mi rende più orgoglioso è stata l’aver capovolto la percezione della gente su come un giovane atleta di colore doveva apparire per poter avere successo.

Ho provato ad adeguarmi? MA PROPRIO NO. Amavo l’Hip Hop e lo sapevano tutti. Avevo molti tatuaggi e nessuna intenzione di coprirli. Potevo restare fuori fino a tardi e la sera dopo fare 50+10 e non provavo nemmeno a nasconderlo. Non ero una specie di robot costruito per giocare a basket, capite che intendo? Ero una persona reale che veniva da un posto reale e quando uscivo di casa… Mi “vestivo” con la mia storia. L’ho portata con me come se fosse scritta in un libro che, per certi versi, è ciò che sono sempre stato anch’io: un libro aperto. E come per i libri… Non si cambia il contenuto. Fedeli a se stessi e onesti con gli altri – non ho mai mentito nemmeno una volta! Leggetemi, oppure non fatelo… ma non provate a spiegare il libro senza averlo letto.

È tutto ciò che c’è da dire sull’argomento. Questa Lega, questa NBA di adesso, non riguarda le richieste di trade o i contratti al super-max o gli abiti aderenti. Riguarda questi ragazzi di talento che stanno realizzando di avere successo non “nonostante” siano loro stessi ma “proprio perché” sono loro stessi.

E ora ditemi da chi l’hanno ereditato…

 

(Continua)

Fonte: The Players' Tribune.

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