Aek, il duro attacco di Aggelopoulos alla EuroLeague ed al sistema basket

Aek, il duro attacco di Aggelopoulos alla EuroLeague ed al sistema basket

Le dure parole di Aggelopoulos durante la presentazione di Theodore: Ma in Grecia, Turchia, Israele ed Italia c’è fascismo. Perché in Spagna ci sono quattro posti in Grecia e due? Parlano solo di soldi, non di pallacanestro

Nel corso della conferenza stampa di presentazione di Jordan Theodore, il proprietario dell’AEK, Makis Aggelopoulos, ha fatto un’analisi sullo stato dei rapporti di forza nel basket europeo.

“Per noi è difficile essere competitivi, se si pensa che le squadre che hanno il contratto decennale in EuroLeague possono contare su 7 milioni di entrate. Che noi non abbiamo. I nostri sono 2 milioni di euro e questa è la differenza in Grecia. Così siamo costretti ad investire più soldi degli altri. In Europa ci sono 650 squadre, migliaia di giocatori e 100 allenatori: le regole del basket europeo non possono essere determinate da 11 Club che rappresentano meno del 2% complessivo e che creano un regime di concorrenza sleale”.

“Il Galatasaray è quasi andato in bancarotta per partecipare un solo anno. Anche all’interno di Euroleague c’è una doppia visione, tra chi partecipa a scadenza di un anno, e si deve indebitare per competere, e chi ha introiti garantiti per dieci anni. Poi c’è la competizione interna nei campionati tra le squadre di Euroleague e le altre, che perdono anche di 30-40 punti. Un campionato non competitivo è un male per tutti”.

“In Spagna ci sono due posti aperti per andare in Euroleague con criteri sportivi. Ma in Grecia, Turchia, Israele ed Italia c’è fascismo. Perché in Spagna ci sono quattro posti in Grecia e due? Parlano solo di soldi, non di pallacanestro. Così un Leicester nel basket non ci sarà mai, come furono una Yugoplastika o Scavolini del passato. La sorpresa non esiste più”.

“Ci sono due soluzioni per risolvere il problema. C’è un modello di successo nel calcio, con una connessione diretta degli eventi da allineare alla TV e commercialmente con gli sponsor. L’altro modo più semplice è quello di ampliare la BCL a quei Club che ragionevolmente non hanno incentivi ad andare in EuroLeague, sapendo di perdere 4-5 milioni di euro. L’Hapoel Gerusalemme ha vinto il campionato, ed ha deciso di andarsene. La stessa cosa ha fatto Bamberg. Immagina di lavorare con uno al fianco che ha la tua stessa mansione, ma ha un reddito garantito di 5 milioni per 10 anni”.

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